COME SI VIVE IN ITALIA?


a cura della campagna
Sbilanciamoci!

Per il quinto anno consecutivo la Campagna Sbilanciamoci! presenta il rapporto “Come si vive in Italia?” sulla base dell’elaborazione del QUARS, l’indice costruito dalla Campagna per misurare la qualità dello sviluppo delle regioni italiane. Ormai da diversi anni è aperto un dibattito sulla necessità di elaborare indicatori capaci di rappresentare in maniera sintetica il grado di benessere, di sviluppo, di qualità della vita, di una nazione come di uno specifico territorio. Alla base di questo dibattito non c’è semplicemente una esigenza scientifica o teorica. La dimensione locale ha sempre di più un’importanza decisiva – anche a livello globale – nella ridefinizione delle politiche economiche e sociali, della gestione del territorio, della partecipazione democratica alla cosa pubblica. In questi anni la globalizzazione neoliberista ha utilizzato i territori solo come occasione di delocalizzazione delle produzioni, di uso e sfruttamento delle risorse naturali o come vie di passaggio delle merci.

Le vie dello sviluppo devono sempre di più procedere dal basso verso l’alto, sostenendo forme di autogoverno e partecipazione diretta, valorizzando le risorse e le energie locali, favorendo la sostenibilità di un’economia diversa. Ciò è possibile solo a partire da una diversa idea di sviluppo, fondato sulla qualità sociale, la sostenibilità ambientale, la valorizzazione delle risorse immateriali e non solo su parametri economici.

Quando si cerca di dare una visione dello sviluppo attraverso degli indicatori sintetici, il primo problema da affrontare è la definizione stessa di sviluppo. È infatti partendo da tale definizione che si sceglieranno gli aspetti determinanti per avere un’idea del tipo e della qualità di sviluppo che contraddistingue un territorio. Si tratta di una questione complessa e controversa sulla quale si interrogano da tempo economisti, antropologi, sociologi e molte organizzazioni della società civile. L’incontro tra la definizione del concetto di sviluppo con la sua misurazione comporta significativi problemi. Il concetto -infatti- presuppone la rappresentazione di una complessità concettuale e concreta; la sua misurazione costringe invece ad una riduzione e semplificazione non sempre efficace.

La visione della qualità dello sviluppo determina la scelta degli indicatori. Al contempo, la scelta degli indicatori è propedeutica all’impostazione delle politiche che un’Amministrazione si propone per raggiungere un determinato tipo di sviluppo. Il QUARS è, quindi, la rappresentazione -anche parziale- di un modello di sviluppo di qualità e allo stesso tempo uno strumento che Sbilanciamoci! propone ai policy maker per meglio indirizzare le politiche pubbliche. Diverse esperienze istituzionali si stanno confrontando – anche operativamente- con le indicazioni e le proposte contenute nel QUARS: dalla Regione Lazio alla Regione Toscana e alla Provincia di Ascoli Piceno, dalla Regione Piemonte alla Provincia e al Comune di Roma. Il QUARS prefigura un diverso modello di sviluppo, fondato sulla sostenibilità, la qualità, l’equità, la solidarietà e la pace, che non può limitarsi all’osservazione della semplice crescita economica ma deve estendersi alla qualità dei servizi, all’attenzione per i temi ambientali, all’osservazione dei nuovi percorsi di sviluppo, alle forme di un’economia,diversa, ad un welfare della cittadinanza.

Di fronte ad un’economia neoliberista che usa e sfrutta il territorio, distruggendo ambiente, relazioni e coesione sociale, riducendo la dimensione locale a strumento e servizio di una filiera sempre più globalizzata e fuori dal controllo della politica e degli strumenti di regolazione pubblica, la costruzione di forme nuove di partecipazione dal basso e la definizione degli obiettivi dello sviluppo locale può essere la chiave di volta per un’alternativa politica e sociale che innovi radicalmente il modello di sviluppo. Qualità dello sviluppo significa qualità dei servizi, un ecosistema vivibile, diritti del lavoro, pari opportunità tra uomini e donne, partecipazione democratica e un reddito che permetta di soddisfare i bisogni.

La qualità dello sviluppo va oltre la dimensione della crescita economica e del reddito. Ad un maggiore reddito pro capite non corrisponde di per sé una qualità della vita migliore e ad una determinata quantità di spesa pubblica non corrisponde automaticamente un livello di servizi adeguato e una soddisfazione dei cittadini per ciò che viene loro offerto. La crescita economica si riferisce ad un’espansione quantitativa del sistema economico, mentre lo sviluppo dovrebbe riferirsi ad un suo cambiamento qualitativo (Daly, 1991). È necessario contrastare l’idea economicista dell’utilizzo del PIL come misura dello sviluppo. Il PIL non riflette la distribuzione del reddito e non include parti importanti dell’attività economica come il lavoro domestico, il sommerso o i settori informali. In più non contabilizza le “esternalità negative” rappresentate tanto dai danni ambientali provocati dall’attuale modello di crescita, come dalle morti e dai conflitti generati dall’industria militare. Infine aggiunge alla produzione di ricchezza tutte le spese difensive e riparatrici dei danni provocati. Ad esempio, alla ricchezza prodotta da un’industria aggiunge le spese per depurare i corsi d’acqua che quella stessa industria ha inquinato. I vincoli economici e finanziari imposti dall’Unione Europea e la debolezza strutturale della situazione economica del nostro paese costringono a ragionare unicamente sulle

oscillazioni dei decimali dei parametri della crescita del PIL, della diminuzione del deficit e dell’indebitamento. Ma in questo modo rischia di sfuggire una riflessione più profonda sulla direzione ed il senso delle politiche economiche e di sviluppo, sulla loro qualità e sostenibilità. Ma ci sono altri parametri importanti di cui tenere conto: ad esempio, il tasso di disoccupazione e di povertà, il grado di inquinamento atmosferico, la presenza di servizi pubblici essenziali. Il lavoro proposto dalla Campagna Sbilanciamoci! mira quindi a ricondurre l’attenzione su quegli aspetti dello sviluppo, dell’economia e della spesa pubblica che troppo spesso vengono trascurati e che sono invece imprescindibili perché le nostre regioni si indirizzino verso uno sviluppo di qualità. Si tratta dunque di dare strumenti e nuove chiavi di lettura che si spera aiutino a formare non solo una diversa cultura economica, antropologica e politica dello sviluppo, ma anche indirizzi di politica economica e di uso della spesa pubblica diversi quando si discute un bilancio comunale o regionale, un DPEFR (Documento di Programmazione Economia e Finanziaria Regionale) o qualsiasi altro atto amministrativo con un impatto sullo sviluppo di una comunità. L’obiettivo è di dare più opportunità alla promozione dei diritti, alla sostenibilità dell’economia, ad una solidarietà fondata sulla giustizia sociale.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Sbilanciamoci.org I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0
Informativa sull'uso dei cookie
// Powered by Botiq.org