Londra: primo tentativo per una Tobin Tax sulle transazioni valutarie

Dopo anni di campagne fatte per realizzare quella che, in onore del suo ideatore americano James Tobin, era stata ribattezzata “Tobin Tax”, quella in atto alla City Il primo tentativo della City di Londra di creare una tassa sulle transazioni valutarie è stato lanciato il 22 maggio con l’attivazione di un’imposta, che avrà la durata di una settimana, sugli affari di una singola compagnia, la INTL.è il primo tentativo da parte di un’impresa privata. L’imposta sarà dello 0,005% su ogni transazione. Si calcola che il ricavato, che andrà ad enti no profit britannici, si aggirerà tra le 5.000 e le 10.000 sterline.

Roma 23 Maggio 2007

Il primo tentativo della City di Londra di creare una tassa sulle transazioni valutarie è stato lanciato ieri con l’attivazione di un’imposta, che avrà la durata di una settimana, sugli affari di una singola compagnia, la INTL. Dopo anni di campagne fatte per realizzare quella che, in onore del suo ideatore americano James Tobin, era stata ribattezzata “Tobin Tax”, quella in atto alla City è il primo tentativo da parte di un’impresa privata. L’imposta sarà dello 0,005% su ogni transazione. Si calcola che il ricavato, che andrà ad enti no profit britannici, si aggirerà tra le 5.000 e le 10.000 sterline.

Da quando Tobin sviluppò la sua idea agli inizi degli anni Settanta, c’è stata una forte opposizione nei confronti della tassa da lui progettata, in quanto si riteneva troppo complicato monitorare i traffici nelle borse straniere e c’era il timore che una tassa in grado di combattere le speculazioni finanziarie avrebbe portato le compagnie ad affidarsi alle realtà offshore (ovviamente molto meno rigide nelle proprie normative). Esponenti della società civile internazionale credono che ora sia possibile effettuare questo monitoraggio, dal momento che le transazioni sui mercati sono state completamente informatizzate. Il ricavato di una tassa del genere, sostengono i campaigners, dovrebbe essere destinato alla lotta alla povertà. A pensarla così è David Hillman, coordinatore della Campagna britannica Stamp Out Povertà, convinto che una soluzione di questo tipo, molto semplice nella sua attuazione, sia anche efficace.

Philip Smith, direttore della INLT, si detto convinto che “con un impatto minimo sui nostri profitti possiamo contribuire in maniera positiva a migliorare la vita dei poveri del pianeta”. Smith è sicuro che la sua compagnia potrebbe essere la prima di tante a creare aiuti allo sviluppo tramite le transazioni valutarie.

(fonte: www.crbm.org)

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