IL NUOVO TESTO SULL’IMMIGRAZIONE


di Giulio Marcon
per "Aprile on line"

Il nuovo testo sull’immigrazione (un disegno di legge delega che dovrà comunque il vaglio molto complesso del Parlamento e che comunque potrà discutere solo i principi generali del testo) rappresenta un importante passoin avanti, anche se un po’ tardivo e limitato. La legge Bossi-Fini rappresentava una vergogna etica e politica per il paese e questo disegno di legge finalmente sembra in parte porvi rimedio.

E’ un segnale importante di un atteggiamento non criminalizzante e che riporta un po’ di civiltà giuridica e politica nella legislazione sull’immigrazione. Nel merito sicuramente positive sono le norme, grazie ad una semplificazione delle procedure, su una politica dei flussi accogliente e più aperta (anche grazie la reintroduzione del meccanismo degli sponsor per la chiamata al lavoro), mentre ambigui e non risolutivi sono i riferimenti alla chiusura dei CPT come da molti auspicato. Ne vengono chiusi alcuni, ma gli altri rimangono per coloro che si “sottraggono all’identificazione”. In questo contesto la possibilità di abusi permane e i CPT continueranno a rappresentare un vulnus della politica per l’immigrazione.

Il ddl è sicuramente una buona notizia, ma lascia l’amaro in bocca. Si poteva fare di più e fare una vera scelta di accoglienza e di solidarietà. Ci sono altri aspetti del provvedimento che suscitano apprensione. Tra questi il limitato trasferimento delle competenze per il rilascio del permesso di soggiorno dalle questure ai comuni solo in forme sperimentali e parziali; i pochi soldi a disposizione per l’attuazione della legge; alcune clausole discriminatorie (tra cui la conoscenza della lingua italiana) per l’entrata nel nostro paese degli emigrati iscritte nelle liste delle ambasciate.

La campagna Sbilanciamoci! in questi anni ha fatto proposte puntuali (su: www.sbilanciamoci.org) e le ricordiamo: la chiusura dei CPT e la destinazione dei fondi relativi alle politiche di integrazione e di accoglienza degli immigrati (circa 200 milioni di euro); e poi una legge sulla cittadinanza –non discriminatoria e rispettosa dei diritti- che sarà oggetto però di un’altra legge, che speriamo possa vedere presto la luce.

Speriamo che la discussione parlamentare le possa acquisire e soprattutto sappia portare qualche avanzamento al testo licenziato dal governo. Si tratta di superare una concezione poliziesca del “fattore immigrazione”, sapendolo declinare con i diritti, la solidarietà, l’opportunità dell’Italia. Grazie ai contributi INPS degli immigrati possiamo pagarci le pensioni e grazie a loro in molte regioni del nostro paese possiamo garantirci alti livelli in produzioni ed attività economiche che altrimenti non potremmo portare avanti. Inoltre le rimesse degli immigrati rappresentano un flusso di risorse verso i paesi poveri molto più importante di quelle che noi riusciamo a garantire attraverso la cooperazione allo sviluppo. Sarebbe ora di ricordarselo anche nella nuova legge; uscendo dall’ideologia dell’emergenza ed entrando nella civiltà della solidarietà.

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