Stop del governo alla privatizzazione dell’acqua

Il governo ferma i processi di privatizzazione dell’acqua in corso nel paese. La moratoria è stata decisa il 9 febbraio al termine di un vertice che si è tenuto a palazzo Chigi. Nel corso della riunione è stato anche deciso di dar vita a un comitato dei ministri che avrà il compito di seguire il disegno di legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici messo a punto dal ministro Lanzillotta.

L’oro blu rimane in mani pubbliche. Per il momento

di Leo Lancari
Fonte: Il Manifesto del 10 febbraio 2007

Il governo ferma i processi di privatizzazione dell’acqua in corso nel paese. La moratoria è stata decisa ieri al termine di un vertice che si è tenuto a palazzo Chigi e al quale hanno partecipato il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e degli Affari regionali Linda Lanzillotta, insieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Nel corso della riunione è stato anche deciso di dar vita a un comitato dei ministri che avrà il compito di seguire il disegno di legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici messo a punto dal ministro Lanzillotta.

La richiesta di uno stop alle privatizzazioni era stata avanzata nei giorni scorsi da numerosi esponenti della maggioranza, e sollecitata anche dal ministro dell’Ambiente. «Occorre che il parlamento approvi rapidamente una moratoria per evitare che si acceleri furbescamente con le privatizzazioni», aveva detto Pecoraro Scanio, ricordando che il programma dell’Unione indica chiaramente come l’acqua sia un bene comune e non vada quindi privatizzato. «Anche la gestione deve essere pubblica – aveva proseguito il titolare dell’Ambiente – mentre alcune attività accessorie possono essere date ai privati». Un disegno di legge elaborato dal ministro per gli Affari regionali Lanzillotta, va però in senso opposto, mirando alla privatizzazione dei servizi comunali, acqua inclusa. Contro il ddl, da tempo ha preso vita un movimento che chiede invece il mantenimento delle risorse idriche come bene comune.

Negli ultimi anni si sono già svolte le prime gare per l’affidamento dei servizi idrici o per la ricerca di un partner privato. Secondi un recente studio, in tutto le gare indette finora sono state 23, principalmente nelle regioni centro-meridionali del paese. In particolare in Toscana (5) Sicilia (9), Calabria (4), Lazio (2), Campania (2) e Umbria (1). Parallelamente alla moratoria spetterà a un comitato di ministri seguire l’iter del ddl Lanzillotta, con lo scopo di arrivare a uno stralcio del capitolo riguardante l’acqua. Del comitato, che sarà coordinato dal sottosegretario Enrico Letta e dal ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata, fanno arte i ministri dell’Ambiente Pecoraro Scanio, dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, dello Sviluppo Pierluigi Bersani, degli Affari regionali Linda Lanzillotta, delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e degli Affari Europei Emma Bonino.
«Bisogna garantire che l’acqua sia considerata un bene pubblico», ha ripetuto anche ieri Ferrero, giudicando «molto positivo il fatto che si sia aperto un percorso per realizzare appieno uno dei punti del programma dell’Unione». Soddisfatta si è detta anche Manuela Palermi, capogruppo Verdi-Pdci al Senato. «Lo stop che arriva dalla riunione di Palazzo Chigi alla privatizzazione dell’acqua è una notizia positiva – ha spiegato Palermi -. L’acqua è un bene comune, un diritto e un servizio pubblico primario che non può essere sottoposto alle regole del mercato e gestito dai privati». D’accordo con la decisione anche Marco Bersani di Attac, che però chiede al governo di emettere subito un decreto al riguardo: «Non è la prima volta – ha infatti spiegato Bersani – che accordi presi vengono poi chiamati ‘equivoci’ dalla ministra Lanzillotta, che poi torna sui suoi passi. Il decreto occorre subito per fermare le accelerazioni in corso nei territorio, di cui Palermo, Agrigento, ma anche la Lombardia sono solo le punte più sensibili.Intanto – ha concluso Bersani – intensificheremo la raccolta di forme per un disegno di legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, che in meno di un mese ha già raggiunto le prima tappa superando le 5.000 firme».

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