Mali: sovranità alimentare e ruolo delle donne

Si è concluso la scorsa settimana in Mali il "Forum Mondiale per la Sovranità Alimentare" al quale hanno partecipato oltre 500 delegati di organizzazioni femminili, contadine, indigene, di pastori e pescatori, movimenti ecologisti, comunità rurali e forestali provenienti da 80 paesi che hanno dichiarato il proprio impegno per un mondo dove siano i popoli a definire i propri sistemi alimentari e dove vengano riconosciuti i diritti e il ruolo delle donne nella produzione agricola.

Si è concluso la scorsa settimana in Mali il "Forum Mondiale per la Sovranità Alimentare" al quale hanno partecipato oltre 500 delegati di organizzazioni femminili, contadine, indigene, di pastori e pescatori, movimenti ecologisti, comunità rurali e forestali provenienti da 80 paesi che hanno dichiarato il proprio impegno per un mondo dove siano i popoli a definire i propri sistemi alimentari e dove vengano riconosciuti i diritti e il ruolo delle donne nella produzione agricola. L’evento è stato organizzato da alcuni movimenti sociali internazionali come La Via Campesina, ROPPA (Rete di Organizzazioni dei Produttori allevatori e agricoltori dell’Africa Occidentale), la Marcia Mondiale delle Donne, il Comitato Internazionale di Pianificazione sulla Sovranità Alimentare, il Forum Mondiale dei Pescatori e Lavoratori della Pesca, il Forum Mondiale dei Popoli della Pesca, la Rete Mondiale per la Sovranità Alimentare, e gli Amici della Terra.

La dichiarazione finale del Forum di Nyéléni di fronte alle politiche agricole mondiali dettate dalle Organizzazione Mondiali e dalle Istituzioni finanziarie pone come orizzonte comune la Sovranità Alimentare che "ci dà la forza e il potere di conservare, recuperare e sviluppare le nostre conoscenze e le capacità acquisite nella produzione di alimenti" , anteponendole alle esigenze dei mercati e delle imprese, difendendo gli interessi delle prossime generazioni. Come si legge nel comunicato "La Sovranità Alimentare dà la priorità alle economie e ai mercati locali e nazionali, e fa prevalere l’agricoltura contadina e familiare, la pesca tradizionale e la dignità dei pastori, insieme a una produzione, distribuzione, e consumo alimentare basati sulla sostenibilità ambientale, sociale e economica".

Le delegate e i delegati intervenuti a Nyéléni 2007 hanno dichiarato di combattere per un mondo dove siano i popoli a definire propri sistemi alimentari, e dove vengano riconosciuti i diritti e il ruolo delle donne nella produzione agricola. Chiedono vere riforme agrarie che riconoscano il pieno diritto alla terra per i contadini, che difendano e recuperino i territori dei popoli autoctoni, che venga affermato come diritto universale l’autodeterminazione delle popolazioni nella scelte e nello sviluppo agricolo, nel sud del mondo come per i piccoli produttori occidentali.

"Il Forum è stata l’occasione per un importante confronto – afferma Sergio Marelli, presidente del Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare – a livello mondiale sulle tematiche e sulle sfide che ci toccano da vicino. Il nostro lavoro come sottoscritto in Mali ha l’obiettivo generale di affermare la Sovranità Alimentare come diritto che deve essere recepito dagli ordinamenti giuridici internazionali. Il prossimo impegno che ci vedrà protagonisti sarà il grande Forum Europeo sulla Sovranità Alimentare organizzato a Budapest per fine settembre: da tutta Europa, dai contadini russi a quelli portoghesi, i delegati discuteranno insieme e lanceranno proposte per le politiche agricole in Europa".

"Tre le priorità: l’appuntamento del 2008, tra un anno si valuteranno con l’analisi di medio termine i risultati della PAC, la Politica Agricola Comune dell’Europa, varata nel 2003 e di cui ci prepareremo a chiedere con una decisa battaglia la riforma; la discussione in seno alla Commissione Europea sulla soglia di tolleranza nei cibi e prodotti biologici di transgenico; inoltre, l’Europa dopo aver chiesto un’improbabile "coesistenza" tra biologico e OGM nelle nostre agricolture, ora cerca di far passare ed accettare l’inevitabile contaminazione delle sementi e delle coltivazioni biologiche introducendo la percentuale dello 0,9 tollerata di OGM nei prodotti BIO; infine ma ugualmente fondamentale la questione degli accordi di partenariato, gli EPA, gli accordi di scambio bilaterali che l’Europa vuole imporre ai paesi del sud in contrasto con le richieste degli agricoltori".

Per saperne di più http://www.nyeleni2007.org

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