Afghanistan, pace ora. Seminario il 26 marzo a Roma

Il 26 marzo 2007 a Roma, presso il Senato della Repubblica, si terrà un seminario in concomitanza con l’inizio del dibattito in Senato sulla missione ISAF. “Sei anni sono passati dall’inizio della Guerra in Afghanistan. Le promesse di pace e benessere per quel popolo martoriato dal regime talebano e dai signori della guerra sono rimaste lettera morta.(…) Noi chiediamo al Governo Italiano di intervenire in tutte le sedi internazionali, a partire dall’Onu dove si deve ridefinire il mandato della missione in Afghanistan, per promuovere un deciso cambio di rotta nell’atteggiamento della comunità internazionale (…)


“Sei anni sono passati dall’inizio della Guerra in Afghanistan. Le promesse di pace e benessere per quel popolo martoriato dal regime talebano e dai signori della guerra sono rimaste lettera morta.

E’ opinione largamente condivisa che l’intervento internazionale finora messo in campo si sia rivelato un fallimento, e che la situazione si aggravi di giorno in giorno.

Nel paese dilagano fame, povertà, esclusione sociale, violenza, mentre i programmi di ricostruzione, giustizia, e cooperazione allo sviluppo subiscono continue battute d’arresto. Invece di progredire verso la pace e la riconciliazione, l’Afghanistan sta sprofondando nella violenza.

Noi chiediamo al Governo Italiano di intervenire in tutte le sedi internazionali, a partire dall’Onu dove si deve ridefinire il mandato della missione in Afghanistan, per promuovere un deciso cambio di rotta nell’atteggiamento della comunità internazionale

Chiediamo all’Italia di aprire un ampio dibattito coinvolgendo la società civile afghana e i settori più consapevoli della politica, delle istituzioni, della società civile internazionale.

Siamo convinti che la società civile italiana possa e debba portare un contributo di esperienza e di competenza a questo impegno necessario.

Nel nostro paese negli ultimi mesi molto si è parlato dell’Afghanistan, poco però del popolo afghano, dei suoi bisogni, di come viene intesa e percepita la presenza occidentale.

Poco o nulla si è discusso e argomentato sulle possibili vie d’uscita politica e negoziale da quella che rischia di essere l’ennesima avventura militare dagli esiti disastrosi.

La questione afghana racchiude in sé molti elementi che vanno guardati in profondità tra cui la storia del paese, le sue contraddizioni e potenzialità, il rapporto con i vicini e in particolare il Pakistan ma anche con gli interessi geostrategici di potenze esterne alla regione, la questione delle basi militari, la vicenda del fondamentalismo islamico, la realtà dei talebani, la geopolitica dell’oppio.

Piu’ in generale la guerra in Afghanistan rimanda ancora a nodi cruciali con i quali confrontarci anche in futuro: il ruolo dell’Onu e della comunità internazionale; le relazioni, spesso confuse e strumentali, fra le Nazioni Unite e la NATO; la sproporzione fra intervento militare e intervento civile nelle aree di conflitto; il senso, le finalità e la composizione delle missioni di pace.

Di fronte al fallimento dell’attuale intervento internazionale, sentiamo il dovere di ragionare sulle opzioni alternative a quelle finora praticate, condividendole con la società civile afghana.”

Saranno presenti al dibattito:
Linda Bimbi (Fondazione Basso – Sezione Internazionale), Raffaella Bolini (ARCI), Luigi Ciotti (Gruppo Abele), Lisa Clark (Beati i costruttori di pace), Tonio Dall’Olio (Libera), Elisa Giunchi (Università degli Studi di Milano) Emanuele Giordana (Lettera22), Simona Lanzoni (PANGEA), Flavio Lotti e Grazia Bellini (Tavola della pace), Giulio Marcon (Lunaria), Margherita Paolini (LIMES), Laura Quagliolo (CISDA), Gianni Rufini (Docente di aiuto umanitario e peace keeping Università di York), Gigi Sullo (Carta) Gianni Tognoni (Tribunale Permanente dei Popoli), Michelguglielmo Torri (Asia Maior) Riccardo Troisi (REORIENT)

Partecipano, fra gli altri: Giuliana Sgrena, Alessandra Mecozzi, Luciano Vecchi, Francesco Martone, Simona Cataldi

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