26 marzo – “Liberate Rahmat!”, fiaccolata a Roma


da "La Repubblica"

di ALBERTO CUSTODERO

"Prodi deve aiutare Emergency a far tornare a casa Rahmat, il nostro collaboratore che, per aver trattato con i Taliban la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, sta pagando un prezzo altissimo: è torturato dai servizi segreti afgani". L’appello al premier Romano Prodi è stato rivolto, ieri, attraverso il sito Peacereporter, da Teresa Sarti Strada, presidente dell’organizzazione di Gino Strada che ha chiesto un impegno del governo non solo per il responsabile della sicurezza dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, ma anche per la liberazione di Adjmal Nashkbanid, l’autista dell’inviato di Repubblica sulla cui sorte c’è un giallo. Suo fratello (che s’è appellato ai sequestratori: "Liberatelo, è un buon musulmano"), sostiene che sarebbe ancora nelle mani dei Taliban. Altri fonti sostengono che anche lui potrebbe trovarsi sotto interrogatorio in una prigione dei servizi di sicurezza.

All’iniziativa di Repubblica e Daniele Mastrogiacomo dei giorni scorsi a favore dei due cittadini afgani (hanno chiesto all’ambasciatore afgano di intervenire presso il governo Karzai per liberare i due "ostaggi"), si aggiungono ora le manifestazioni organizzate in tutta Italia dai 200 comitati territoriali dei volontari di Gino Strada. Dopo i presidi di ieri a Milano, in piazza Mercanti, e a Roma, nei giardini dell’Ara Coeli, ci sarà stasera, alle 19,30 – proprio alla vigilia del voto al Senato per il rifinanziamento delle missioni all’estero – una fiaccolata in Campidoglio. La solidarietà a favore dei due cittadini afgani sta coinvolgendo i mass media (ieri sera l’appello di Emergency è stato rilanciato da Fabio Fazio, alla conclusione della trasmissione televisiva Che tempo che fa). E sta contagiando l’opinione pubblica. "Al presidio di Milano – ha raccontato Teresa Sarti – c’era moltissima gente. E tutti dicevano la stessa cosa: siamo indignati per come sia finita questa vicenda". Il presidente dell’organizzazione di Gino Strada è la prima a non nascondere la propria amarezza. "Siamo angosciatissimi e amareggiati – ha dichiarato Teresa Sarti – noi, e in particolare Rahmat, abbiamo fatto quel che il governo ci aveva chiesto di fare. Tanti mi chiedono ora se non avessimo previsto i rischi che correvamo. Ma io ho risposto a tutti con la buona fede delle persone per bene: no, non ci avevamo proprio pensato, ci siamo subito mossi senza pensare alle conseguenze". Secondo Emergency, Ramath è detenuto a Lashkargah in una prigione dei servizi segreti. "Non è giusto – sostiene la Sarti – che un cittadino afgano che si è messo in gioco per salvare uno straniero, paghi per questo. È per questo che ci rivolgiamo a Prodi".

Nei giorni scorsi il governo italiano aveva sollecitato l’ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi a farsi portavoce della preoccupazione con cui veniva seguita a Roma la vicenda. E un analogo sollecito era stato rivolto dalla direzione del giornale all’ambasciatore afgano in Italia.

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