02-03-2007 – Presentazione del “Gender Equity Index”

Comunicato stampa:
presentazione del Gender Equity Index,
l’indice di pari opportunità nel mondo del Social Watch

NON BASTA ESSERE RICCHI PER TRATTARE BENE LE DONNE

NEW YORK (Mar 2) -In Rwanda, uno dei paesi più poveri al mondo, le pari opportunità tra uomini e donne sono maggiormente garantite che negli Stati Uniti e nella maggior parte dei paesi industrializzati.

Questo è ciò che emerge da un recente studio del Social Watch (www.socialwatch.org) lanciato durante la 51ma sessione della Commisione sulla condizione femminile delle Nazioni Unite a New York.

Le differenze di genere persistono in tutti i paesi del mondo e, anche se la tendenza generale è di lieve miglioramento, rimangono molti i paesi in cui la condizione femminile va peggiorando.

Il Gender Equity Index (GEI, indice di parità di genere) è stato sviluppato dalla rete del Social Watch per classificare i paesi secondo indicatori sociali che siano disponibili e comparabili a livello internazionale. L’indice varia tra 0 e 100, dove i valori più bassi indicano una maggiore disuguaglianza. Il GEI è composto di tre dimensioni: attività economica, empowerment ed educazione

Nella classifica per il 2007 il Rwanda occupa la terza posizione con un punteggio di 84, dopo la Svezia (89) e la Finlandia (anch’essa con 84) e seguita dalla Norvegia (83). Tale performance impressionante è stata raggiunta con l’applicazione di politiche inclusive come le quote rosa e la parità nel mercato del lavoro.

L’Italia è al 72° posto nel mondo.

“Questo dimostra come non sia necessario raggiungere alti livelli di crescita economica o di industrializzazione per realizzare politiche efficaci per una maggiore equità” ha detto Karina Batthyány, coordinatrice del Social Watch research team.

“Il GEI per il 2007 mostra chiaramente come non ci sia bisogno di essere ricchi per essere giusti e tantomeno come non basti lo sviluppo economico per raggiungere le pari opportunità” ha sottolineato Roberto Bissio, coordinatore di Social Watch. È il caso di Italia (63), Giappone (60), Lussemburgo (60), Kuwait (49), Quatar (48) e Arabia Saudita (42). “Ovviamente i cambiamenti delle situazioni più inique non dipendono dallo sviluppo economico, quanto piuttosto dalla trasformazione di modelli culturali e dalla distribuzione del potere” fa notare Bissio.

Oltre a Svezia, Finlandia, Rwanda, e Norvegia, I 10 paesi con il miglior punteggio del GEI includono anche Germania (80), Barbados (80), Danimarca (79), Islanda (79), Nuova Zelanda (78) e Olanda(77).

I dieci paesi con la performance peggiore sono invece Arabia Saudita, Pakistan e Marocco (tutti con 42), Benin, Repubblica Centrafricana, Togo e Ciad (41), Sierra Leone e Costa d’Avorio (39) e Yemen (31).

Il GEI fa una classifica di 154 paesi e porta alla conclusione che in nessun paese le donne hanno le stesse opportunità degli uomini, che alti livelli di reddito non sono necessari per l’eliminazione delle differenze di genere, e che sebbene alcuni aspetti relativi allo status delle donne siano migliorati negli ultimi anni, le opportunità nella politica e nell’economia sono ancora molto limitate

Nei paesi con minore equità di genere, la dimensione dove si riscontrano le maggiori differenze tra uomini e donne è quella di empowerment, che si basa sulla quota di donne tra i professionisti, gli amministratori, i direttivi e sulla presenza nelle posizioni decisionali di Governo. Ad esempio Yemen e Costa d’Avorio ottengono rispettivamente 7 e 11 nella misura dell’empowerment

La dimensione economica dell’indice misura le differenze nella partecipazione al mercato del lavoro e dei redditi di uomini e donne. Per quanto riguarda l’educazione si osserva l’accesso al sistema educativo.

Se si guarda ai risultati regionali, il primo posto è per l’America settentrionale (74), l’Europa è al secondo (72), America Latina e Carabi al terzo (65) and Asia Orientale e Pacfico al quarto(62). Le regioni con il livello di GEI più basso sono Asia Centrale (60), Africa sub Sahariana (54) e Medio Oriente e Nord Africa (48).

Nonostante questo, il GEI mostra che l’America Settentrionale, benché prima, è anche la regione che ha avuto la regressione più importante negli ultimi anni a causa del risultato degli Stati Uniti il cui indice è calato del 7% in tre anni

Tra il 2004 e il 2007 il trend del GEI ha visto generalmente un lieve progresso.

Tre regioni hanno mostrato i maggiori miglioramenti, con l’america Latina seguita dall’Europa e dal Medio Oriente e Nord Africa. Nei tre casi l’indice non è comunque cresciuto più del 6%.

Il paese che più di tutti in questo periodo ha peggiorato il proprio risultato è l’Angola (-21%), seguito dalla Turchia (-13%). La lista di paesi che soffrono i più importanti peggioramenti comprende allo stesso tempo paesi con bassi, medi e alti livelli di reddito. Tra questi ultimi è significativo il caso degli Stati Uniti.

Tra i dieci paesi che hanno fatto più progressi troviamo il Rwanda al primo posto seguita da Equador, Capo Verde e Guatemala. Va segnalata la Spagna al quinto posto, unico paese ricco.

La situazione italiana è rimasta assolutamente invariata negli ultimi tre anni. I risultati più critici sono quelli legati alle differenze di reddito (46) e all’esigua presenza di donne nelle posizioni dirigenziali (27), ministeriali (11) e parlamentari (21).

“Le disuguaglianze dovute al genere sono un fenomeno che trascende confini, culture, religione e livelli di reddito” spiega Batthyàny. “Il raggiungimento della parità di genere è una sfida per tutto il mondo, perché sebbene le manifestazioni siano diverse, la discriminazione delle donne da parte degli uomini persiste in tutti i paesi”.

Alcuni dati chiave:

  • Ci sono attualmente solo 12 donne elette a capo di stato o di governo su circa 200 posizioni di questo tipo nel mondo.
  • Solo il 23% delle imprese dell’Unione Europea è di proprietà di donne.
  • Si stima che, dei 550 milioni di lavoratori sottopagati nel mondo, 330 milioni, il 60%, siano donne (ILO).
  • In alcuni paesi la differenza di reddito tra uomini e donne era nel 2006 del 30 o 40%.
  • Dei 17 milioni di donne tra i 15 e i 49 anni affette da HIV/AIDS, il 98% vive in paesi in via di sviluppo e il 77% nell’ Africa sub-Sahariana (WHO).

Dettaglio dei risultati per l’Italia nel GEI 2007

Educazione Alfabetizzazione 100
Educazione primaria 100
Educazione secondaria 100
Educazione universitaria 100
Attività economica Tasso d’attività 61
Reddito 46
Empowerment Cariche direttive 27
Cariche tecniche e professionali 82
Cariche ministeriali 11
Parlamentari 21

Social Watch è un network internazionale di oltre 400 organizzazioni impegnate per una giustizia sociale, economica e di genere.

Social Watch è un network fondato sulla lotta alla povertà e alle sue cause e per la distribuzione del reddito e il rispetto dei diritti umani, con un enfasi al diritto di tutte le persone a non essere povere.

Social Watch produce un costante monitoraggio degli impegni presi dai governi nelle sedi internazionali.

La Coalizione Italiana Social Watch è composta da: Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Arci, Acli, CRBM, Lunaria, ManiTese, Movimondo, Sbilanciamoci, Sdebitarsi, Ucodep, Unimondo, WWF.

Il rapporto internazionale del Social Watch sarà presentato in Italia prossimamente

Per informazioni:
Coalizione Italiana Social Watch
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info@socialwatch.it
Campagna Sbilanciamoci!
c/o Lunaria tel. 068841880
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rondinella@sbilanciamoci.org cell. 368/7829351
Elisabetta Segre
segre@sbilanciamoci.org
www.sbilanciamoci.org

For international information,
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Social Watch Media Relations
Phone:+ 598 2 4196192, + 598 2 9158029
Mobile: + 598 94257851
laurap@item.org.uy

www.socialwatch.org

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