Appello: “Ecco perché vogliamo pagare le tasse”

Un gruppo di intellettuali, ricercatori, attivisti sociali, imprenditori francesi ha firmato un appello a favore delle tasse, del loro significato sociale, egualitario e redistributivo della ricchezza. L’appello (dal titolo: “Ecco perché vogliamo pagare le tasse”), lanciato dal mensile Alternatives Economiques ha già raccolto centinaia di adesioni e contrasta la retorica anti-tasse che in questi anni ha colpito sia la destra che la sinistra, in Francia come in Italia. Di seguito il testo dell’appello ed i primi firmatari.

“Noi sottoscritti, soggetti all’imposta sul reddito, e – alcuni di noi – all’imposta di solidarietà sul patrimonio, consideriamo legittimi questi prelievi, e siamo fieri di dare così il nostro contributo alle spese pubbliche necessarie al progresso, alla coesione sociale e alla sicurezza della nazione.

Noi riteniamo anche che una tassa progressiva sulle successioni è l’indispensabile corollario delle libertà economiche offerte dall’economia di mercato.

Il mercato è fattore di progresso perché permette all’iniziativa imprenditoriale di esprimersi. Ma le disuguaglianze che genera sono mortali per la democrazia, se non viene posto nessun limite alla trasmissione della ricchezza per via ereditaria.

La ricchezza deve essere acquisita col lavoro, il talento: e non per il semplice fatto d’aver ereditato dai propri genitori.

Una società in cui il potere economico si trasmette per successione ereditaria è condannata ad una crescita lenta, in cui chi vive di rendita prevale sui creativi, e in cui lavoro e merito personale perdono tutto il loro valore.

Lo Stato deve sapersi riformare, certo. Aumentare le tasse non è un fine in sé e la libertà di ciascuno passa attraverso la spontanea messa a disposizione d’una gran parte dei frutti del proprio lavoro.

Ma ci lascia costernati vedere candidati alla Presidenza della Repubblica proporre misure fiscali demagogiche e giustificare la secessione sociale dei più ricchi.

E questo perché i nostri introiti non provengono solamente dal nostro talento personale. Sono il prodotto del nostro lavoro, che non porterebbe i suoi frutti senza le infrastrutture, l’innovazione, le competenze, il gusto di fare impresa e i legami sociali che ci sono stati trasmessi dalle generazioni che ci hanno preceduti.

E’ questa eredità comune che dobbiamo preservare e sviluppare innanzitutto, per garantirci la qualità attuale e futura della nostra vita individuale e collettiva.

E questo necessità di un livello elevato di spese pubbliche. Queste spese non rappresentano solo un costo, bensì sono anche un investimento, testimonianza allo stesso tempo di giustizia e dinamismo.

E’ per questo che noi siamo d’accordo col prelievo fiscale e rifiutiamo riduzioni delle tasse la cui contropartita sarebbe l’insufficienza delle risorse destinate alla protezione sociale dei più poveri, all’educazione, alla ricerca, alla salute, alle politiche abitative, all’ambiente ”.


Tra i primi firmatari

Jean-Marie Albertini, economista Fadela Amara, Max Armanet, giornalisti, Philippe Askenazy, economista, François Baraduc, imprenditore, Pierre Besançon, Vice presidente del Consiglio Economico e Sociale, Christophe Bigot, avvocato, Vincent Boggio, medico, Gaby Bonnand, Segretario nazionale del sindacato CFDT, Robert Boyer, economista, Anton Brender, economista, Bernard Carrère, attivista sociale, Louis Chauvel, sociologo, Christian Chavagneux, redattoire capo del’Economie politique, Jean Clément, imprenditore, Denis Clerc, Fondatore di Alternatives économiques, Gilles de Courtivron, ex dirigente del gruppo Vie – Le Monde, , Geneviève Delaisi de Parseval, psicanalista, Jacques Delors, Michel Dollé, Commissione per l’impiego e la coesione sociale, François Dubet, sociologo, Gérard Duchamp, dirigente, Guillaume Duval, redattore capo di Alternatives économiques, Gilles Finchelstein, dirigente, Maurice Fournet, imprenditore, Philippe Frémeaux, Direttore di Alternatives économiques, Antoine Garapon, Giurista, Patrice Garnier, consulente, Jérôme Gautié, economista, Christophe Gendreau, Stéphane Gourdon, Frédéric Volovitch, musicisti, Les Wriggles, Roger Godino, imprenditore, Philippe Grangeon, dirigente, Jean-Paul Hébert, economista, Jean-Claude Guillebaud, editore, Thierry Jeantet, dirigente, Wojtek Kalinowski, redattore capo de la Vie des idées, Patrick Klugman, avvocato, vice-presidente di SOS Racisme, Daniel Lenoir, dirigente, Didier Livio, già presidente del centro dei Giovani Dirigenti, Jacques Maire, dirigente assicurativo Jacques Maillot, imprenditore Antoine Martin, già dirigente del gruppo Danone, Eric Maurin, economista, Olivier Mongin, editore, Marc-Olivier Padis, editore, Thierry Pech, segretario generale della “Repubblica delle idee”, Hélène Périvier, economista, Michel Préfol, ingegnere, Hugues Puel, economista, Dominique Raymond-Blanc, giurista, Loïc Richard, membro del Consiglio Economico e sociale della Bretagna, Paulette Souchon, infermiere, Jérôme Vignon, Patrick Viveret, filosofi e magistrati, Patrick Weil, dirigente di ricerca, Robert Zarader, dirigente pubblicitario, Pierre Rosanvallon, professore al Collegio di Francia.

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