Siti militari nel Lazio e riconversione: un rapporto di Lunaria

Questo rapporto di ricerca – finanziato dalla Regione Lazio e redatto da Lunaria – intende approfondire la conoscenza della situazione nel Lazio dell’industria militare, delle servitù e dei siti militari esistenti. Vuole poi dare uno scenario delle possibilità della riconversione civile dell’industria militare e di una riappropriazione del territorio per usi civili, sociali ed ambientali.


Questo rapporto di ricerca – redatto da Lunaria e finanziato dalla Regione Lazio – ha diversi scopi. Innanzitutto intende approfondire la conoscenza della situazione nel Lazio dell’industria militare, delle servitù e dei siti militari esistenti. Vuole poi dare uno scenario delle possibilità della riconversione civile dell’industria militare e di una riappropriazione del territorio per usi civili, sociali ed ambientali.

Vi è comunque una precondizione, quella della conoscenza e della trasparenza dei dati. Infatti la stessa Regione sembra sprovvista dei dati completi e il Ministero della Difesa con molta difficoltà e reticenza sembra disponibile a condividerli, pur non essendo coperti da alcun segreto militare o di stato. Il valore più importante di questa ricerca -speriamo- è quella di fornire dati che non si conoscono e che nemmeno gli “addetti ai lavori” nelle istituzioni regionali riescono a raggiungere e a conoscere.

In questi anni molti enti locali (i comuni) ed organizzazioni della società civile (associazioni pacifiste, campagne per il disarmo, comitati locali, sindacati, ecc.) hanno provato ad ottenere una maggiore trasparenza, ponendo il problema dell’accesso ai dati e della partecipazione democratica al governo del territorio e alla destinazione d’uso di aree di interesse collettivo per la comunità. Con il passare degli anni – e con il maturare di una sempre maggiore coscienza della necessità del disarmo e della pace – si sono avanzate proposte per la riconversione civile dell’industria militare (anche con leggi ad hoc e programmi specifici di politica industriale) e per un diverso utilizzo di aree destinate sin qui ad usi militari.

Il Lazio – come si vedrà dai dati della ricerca- risulta particolarmente oberato dalla presenza militare. Per quanto riguarda gli edifici e le aree usate a scopi militari si tratterebbe – in epoca di dismissioni – di evitare la vendita ai privati, o comunque la destinazione ad uso privatistico, di questi edifici (come le caserme) o aree (come i poligoni). Per quanto riguarda la presenza dell’industria militare (che garantisce un buon business ai proprietari, ma sempre meno occupazione), si tratterebbe di riutilizzare la tecnologia per scopi e produzioni civili: dalle telecomunicazioni ai vettori aerei, dalla radaristica alla microelettronica, dalle produzioni di macchinari di precisione (laser, ecc.) per il settore sanitario al genio civile.
Per questo serve una legge regionale che regolamenti (e dia incentivi, sostegni, ecc.) il passaggio dal militare al civile, sia nel campo della produzione militare che nell’uso del territorio. Ecco perché il rapporto di ricerca si sofferma anche sulle buone esperienze realizzate in questi anni in altre regioni ed in altri paesi europei e spera che siano d stimolo per iniziative analoghe in regione. L’iniziativa spetta ora al governo e ai legislatori regionali e naturalmente alle organizzazioni della società civile (che nel Lazio hanno dato un grande contributo alle iniziative per la riduzione della spesa militare e contro la proliferazione del commercio e dell’uso delle armi leggere) e che devono impegnarsi affinché ciò avvenga al più presto.
Si deve dare un ringraziamento particolare al Sen. Gianpaolo Silvestri e alla Sen. Silvana Pisa che – facendone richiesta ripetuta al Ministero della Difesa- hanno permesso la raccolta di molti dati raccolti in questo rapporto e poi ringraziamenti particolari vanno -per il contributo alla stesura del rapporto o per suggerimenti e informazioni fornite – anche a Sergio Andreis, Elisabetta Segre, Gianni Alioti, Mario Pianta, Vincenzo Comito, Giulio Marcon, Riccardo Troisi, Francesco Martone.

Il rapporto è stato coordinato da Tommaso Rondinella con l’apporto e la stesura di Federico Ridolfi.

Il rapporto è stato chiuso nel dicembre 2006.

Segui questo link per scaricare il rapporto
Le tabelle relative al rapporto possono essere scaricate da questo link

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