Stati generali della Cooperazione e della Solidarietà Internazionale – Relazione finale

Rilanciare una nuova politica di solidarietà e delle relazioni comunitarie internazionali Alla conclusione delle riunioni dei lavori di plenaria e per gruppi che hanno coinvolto centinaia di persone e di rappresentanti di associazioni impegnate in attività di solidarietà e cooperazione internazionale, gli Stati Generali della Solidarietà e della Cooperazione Internazionale si rivolgono alle istituzioni, al mondo della politica e alla società civile.

RELAZIONE FINALE

Stati generali della Cooperazione e della Solidarietà Internazionale

Roma, 22-24 novembre 2006

Rilanciare una nuova politica di solidarietà e delle relazioni comunitarie internazionali

Alla conclusione delle riunioni dei lavori di plenaria e per gruppi che hanno coinvolto centinaia di persone e di rappresentanti di associazioni impegnate in attività di solidarietà e cooperazione internazionale, gli Stati Generali della Solidarietà e della Cooperazione Internazionale si rivolgono alle istituzioni, al mondo della politica e alla società civile.

Appello alle istituzioni, al mondo della politica e alla società civile

Di fronte al fallimento delle politiche di sviluppo e di aiuto pubblico e alla impossibilità di raggiungere nei tempi previsti l’insieme degli obiettivi del Millennio, sentiamo la necessità di rilanciare una nuova politica di solidarietà e di relazioni comunitarie internazionali, che metta al centro gli esseri umani e i loro diritti fondamentali a partire dall’infanzia, dall’empowerment delle donne, dalla difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Una politica che abbandoni il paradigma esclusivo del profitto e della crescita economica indiscriminata, misurando lo sviluppo in base al miglioramento delle condizioni di vita e non degli indicatori macroeconomici.

La solidarietà internazionale tra i popoli è alla base delle politiche nazionali e internazionali del Paese in coerenza con gli obiettivi sanciti nella Costituzione per la realizzazione della Pace e della Giustizia tra i popoli, e confermati dallo statuto delle Nazioni Unite. Le attività di cooperazione costituiscono la principale manifestazione delle politiche di solidarietà internazionale del Paese. La cooperazione esclude interventi a sostegno di operazioni a carattere militare o di penetrazione commerciale; gli aiuti italiani devono essere slegati dall’acquisto di beni e servizi italiani.

Non possiamo continuare a vivere secondo l’attuale modello di consumo e di sviluppo poiché è dimostrato l’esaurimento progressivo delle risorse usate a una velocità tale che non riescono a rigenerarsi. È centrale assicurare la democrazia, la corretta informazione e la partecipazione attiva a tutti i livelli, anche decisionali, di tutte le componenti della società civile, privilegiando un ruolo pieno per le donne e i giovani. In particolare nelle attività di cooperazione deve essere assicurato il legittimo protagonismo delle popolazioni e delle istituzioni locali, l’armonizzazione, la coerenza, la trasparenza, la sostenibilità degli interventi e la loro totale integrazione nel contesto locale.

Per dare attuazione a questa nuova politica di cooperazione è urgente ed indispensabile sviluppare politiche coerenti, assicurandone la gestione integrata, e garantirne il finanziamento raggiungendo un volume di APS pari almeno allo 0,7 % del Pil, nel rispetto degli impegni più voltericonfermati.

La attività di cooperazione contribuiscono:

  • alla valorizzazione delle reti territoriali, con il loro patrimonio di relazioni, risorse e competenze di tutti i soggetti coinvolti per un partenariato consapevole e duraturo tra comunità
  • al rafforzamento di rapporti di maggiore giustizia ed equità nelle relazioni fra i popoli
  • alla redistribuzione internazionale delle risorse
  • al rafforzamento di sistemi di partecipazione e al riequilibrio dei sistemi di governance globale
  • alla ricerca di alternative economiche, come il consolidamento di produzioni locali ispirate ai principi della solidarietà
  • alla difesa dei beni comuni
  • alla lotta povertà
  • al rispetto dei diritti e della dignità della persona e dei popoli
  • alla parità di genere
  • alla promozione dei diritti di cittadinanza e partecipazione attiva
  • al soccorso delle popolazioni in situazione di emergenza
  • alla tutela degli ecosistemi e alla prevenzione dei disastri naturali
  • allo sviluppo ecosostenibile, partecipato e duraturo a partire dalle esigenze delle comunità locali
  • alla prevenzione dei conflitti


Le priorità per il cambiamento

Pace, disarmo e prevenzione dei conflitti

  • Ridurre sensibilmente le spese militari, liberando così risorse da destinare alla spesa sociale, alla pace e alla cooperazione internazionale
  • Agire a livello internazionale per la regolamentazione del commercio di armi e rafforzare le normative vigenti in materia; in particolare, chiediamo che vengano applicate le parti della legge 185/90 che riguardano il divieto di esportare armi nei Paesi poveri o nei Paesi che violano i diritti umani, riconoscendo alle organizzazioni della società civile un ruolo di monitoraggio e di controllo su questa materia
  • Promuovere le differenti forme di impegno civile nelle situazioni di conflitto, quali: interventi di interposizione, di diplomazia popolare, di ricostruzione del tessuto civile, di riattivazione di processi democratici, di accompagnamento civile, di monitoraggio elettorale edei diritti umani, di riconciliazione tra le parti, anche nell’ottica della sperimentazione di Corpi civili di pace
  • Creare un istituto nazionale di ricerche e studi per la pace il disarmo e la prevenzione dei conflitti che, senza perdere il legame con le numeroseesperienze già avviate dal mondo accademico e dalla società civile, garantisca adeguati fondi e il necessario coordinamento
  • Promuovere e sostenere una forte azione culturale di educazione alla pace, rivolta a tutte le realtà educative e formative che operano sul nostro territorio e nei paesi in cui sono presenti progetti di cooperazione
  • Perseguire una coerenza nelle politiche di solidarietà e cooperazione internazionale: valutando l’impatto degli interventi di cooperazione sulle dinamiche conflittuali presenti nei Paesi dove si opera; evitando finanziamenti governativi che si pongono in contraddizione con le finalità della cooperazione all’interno dello stesso paese; prestando attenzione alla trasparenza ed eticità dei finanziamenti, soprattutto nel caso di paesi in cui avvengono evidenti violazioni dei diritti umani

Diritti

  • Ri-valorizzazione e attuazione dei diritti umani fin dall’infanzia, includendo in modo chiaro, tra gli altri, i diritti dei minori, al lavoro, alla sovranità alimentare, alla corretta informazione, ad un ambiente sano, all’accesso ai beni comuni, alla libera circolazione delle persone, alla formazione culturale, all’equita’ di genere in tutti i sensi
  • Riaffermazione della salute come diritto universale in ogni parte del mondo, richiamandosi ai principi della dichiarazione di Alma Ata e Ottawa e promuovendo lo sviluppo delle capacità locali ed i sistemi sanitari nazionali
  • L’importanza di riconoscere i beni comuni globali (acqua, mare, terra, energia, risorse, biodiversità, territorio) come patrimonio dell’umanità garantendone l’accesso a tutti
  • Facilitazione attraverso l’educazione formale e non-formale dell’accesso libero all’informazione e alla cultura nel rispetto delle diversità delle espressioni culturali, come presupposto per esercitare i propri diritti e la cittadinanza attiva
  • Riconoscimento della cittadinanza transnazionale come superamento dei diritti legati alla nazionalità
  • La creazione di una rete di interventi a sostegno della scuola pubblica nelle aree di povertà, in un contesto di disgregazione del sistema scolastico destinando più risorse

Politiche di Genere
  • Siano stanziate maggiori risorse per le politiche di genere e la dimensione di genere diventi parte integrante di tutti i programmi di cooperazione
  • Ai fini del raggiungimento del terzo obiettivo del millennio (Empowerment delle donne), si lavori per attivare le reti trasversali della società civile impegnata su obiettivi globali (come il World Social Forum) e, attraverso tali reti, ci si impegni per condividere le priorità di intervento tanto con i partner locali, quanto con le donne migranti, in modo da costruire un’agenda comune. Gli interventi di cooperazione siano valutati anche in base alla loro capacità di promuovere e rafforzare relazioni paritarie, di scambio e confronto, sul territorio e tra i territori
  • La partecipazione delle donne ai processi decisionali nei loro contesti locali sia promossa e sostenuta, adeguando di conseguenza tempi, costi e strumenti dei programmi di sviluppo locale, e valorizzando e sostenendo le capacità di ricerca delle donne del Sud del mondo
  • Il ruolo delle donne immigrate presenti sul nostro territorio si valorizzi nella cooperazione come anello di congiunzione con le comunità locali nei paesi di origine
  • La violenza contro le donne sia considerata un costo sociale e quindi: tema trasversale in tutti i programmi di cooperazione, tema che vede coinvolti anche gli uomini, in quanto soggetti di violenza, e le organizzazioni miste, al fine di attivare tutta la società civile. Strumento privilegiato nelle azioni di lotta alla violenza contro le donne dovrebbe essere la creazione e il sostegno a Centri antiviolenza, intesi come luoghi deputati alla prevenzione della violenza, protezione delle vittime, empowerment delle donne. Nei contesti di conflitto armato, tuttavia, si richiede di ricorrere in modo prioritario alle piena attuazione della risoluzione ONU 1325

Coerenza delle politiche
  • Perseguimento degli impegni di cancellazione del debito incondizionata e unilaterale. Sostenere l’attuazione della riconversione del debito estero solo se su richiesta da parte della società civile dei Paesi interessati, e in protezione e valorizzazione della biodiversità e della diversità culturale, in co-gestione con le organizzazioni locali per garantirne governance e coerenza
  • Applicare a pieno la legge 209, in particolare l’articolo 7. Chiediamo che l’Italia rilanci la sua politica per una soluzione definitiva del problema del debito estero dei Paesi impoveriti: chiediamo che il nostro Paese si faccia promotore di un’iniziativa internazionale per il coinvolgimento della Corte Internazionale di Giustizia secondo la lettera dell’articolo 7 della 209, e che avvii un’iniziativa di studio e analisi del debito illegittimo sull’esempio del Governo Norvegese
  • Creare luoghi istituzionali di coordinamento governativo, quale un tavolo inter-ministeriale di confronto (Esteri, Ambiente, Agricoltura, Economia, Istruzione, Interni, Commercio, Industria) che sia sede politica di dibattito sulla coerenza del programma di lavoro (priorità, ruoli, tempi, responsabilità), monitoraggio e verifica periodica governo-società civile; il Ministero degli esteri deve essere il punto di riferimento e facilitatore dell’utilizzo di risorse ed esperienze delle diverse componenti
  • Cambiare il paradigma della cooperazione internazionale: assumendo l’integrazione e la supremazia della solidarietà internazionale e della costruzione di pace,per passare dalla crescita della ricchezza al miglioramento della vita delle persone. Passare quindi dalla cooperazione alla costruzione di economie solidali, modelli innovativi e paritari di comunicazione: demercificare la cooperazione, aprire la cooperazione ai migranti. Significa a livello quantitativo più investimenti per istruzione, formazione, educazione permanente lungo l’arco della vita, incrementando le capabilities delle persone
  • Sostenere lo scambio e la formazione culturale come strumento di cooperazione nella soluzione di conflitti, tensioni sociali e degrado ambientale. Attribuire alla cultura e al suo sostegno il ruolo di veicolo di dialogo per attuare la convivenza pacifica e il rispetto, valori fondanti per scardinare l’attuale logica donatore-beneficiario
  • Rispetto degli impegni presi a livello internazionale (es: Kyoto, cancellazione del debito, obiettivi del millennio) e la concretizzazione delle regole e delle convenzioni approvate sia a livello nazionale che internazionale, mantenendo la priorità dello sviluppo anche nella negoziazione di accordi commerciali regionali (EPA) e multilaterali. Significa anche spingere il coordinamento internazionale degli sforzi di sviluppo, assistenza umanitaria e tutela ambientale in maniera sinergica, per ottenere politiche e pratiche coerenti e coese e risultati più efficaci ed efficienti
  • Eliminare gli aiuti legati

Reti Territoriali

  • Tutti i soggetti che intervengono nei territori, con programmi di autosviluppo umano e sostenibile, hanno il dovere di conoscere le reti già esistenti e valorizzare i percorsi e i processi storici, culturali, linguistici ed ambientali
  • Il partenariato non può prescindere dal ruolo degli attori locali come costruttori di reti per lavorare e dialogare tra due o più realtà territoriali; nel caso che queste condizioni non siano presenti è importante favorire la creazione della rete in ogni territorio
  • I programmi della cooperazione internazionale come parte integrante della Politica Estera, dovrebbero integrare i propri progetti all’interno di un programma condiviso tra territorio e Amministrazioni Centrali, anche in autonomia rispetto all’agenzie internazionali
  • La costruzione di reti territoriali e dei partenariati non può basarsi sulla contingenza o sulla disponibilità di fondi ma dovrebbe avere una prospettiva di continuità e consolidamento delle relazioni mirando al conseguimento di obiettivi condivisi e individuando gli strumenti più adeguati al loro raggiungimento. Come ad esempio il protagonismo delle realtà locali nella cancellazione del debito
  • In questo senso, i Millennium Goals vanno ridefiniti, delineando un sistema di propositi credibili e partecipati, sostenuti da una prassi di riferimento che renda chiara la metodologia di raggiungimento di obiettivi verificabili.
  • All’interno delle reti territoriali ogni attore ha pari dignità; rispetto alle modalità di accesso ai fondi sulla cooperazione non ci sono attori che hanno privilegi rispetto ad altri. Va premiata invece la capacità degli stessi di stare all’interno e di costruire reti territoriali. Pensiamo alla cooperazione soprattutto come ad uno strumento di cambiamento culturale che trasformi in positivo il sistema delle relazioni tra “Nord e Sud” del mondo, attraverso nuove buone pratiche incentrate sul consumo critico e sulla promozione di un‘economia alternativa e solidale, del rispetto della biodiversità e delle diversità culturali e linguistiche tramite gli scambi di conoscenza e il turismo responsabile. Nell’ambito delle reti territoriali è fondamentale considerare il valore aggiunto che si concretizza nella molteplicità delle comunità migranti presenti nei nostri territori

Attori e strumenti
  • Riconoscere il ruolo dei nuovi attori della cooperazione e solidarietà internazionale, che sono emersi negli ultimi anni e che agiscono in diverse forme e in base alla propria specificità: economia solidale, mondo del lavoro, enti locali, istruzione, associazionismo non profit, fondazioni, associazioni di migranti
  • La riforma del quadro legislativo della cooperazione è urgente e deve tener conto dei cambiamenti nel mondo della cooperazione intervenuti negli ultimi venti anni:
  • le risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo, derivanti dalla fiscalità pubblica nazionale, dovranno giungere allo 0,7% del PIL, al netto delle cancellazioni del debito, molto prima del 2015;
  • una regia politica unitaria (per esempio, Consiglio dei Ministri) che garantisca la coerenza ed il coordinamento delle attività di cooperazione e che attribuisca ad un’autorità politica la responsabilità di attuare strategie di cooperazione
  • un Ente dotato di piena autonomia gestionale e contabile oltre che di finanziamenti certi. L’Ente deve avere la responsabilità della gestione delle attività di cooperazione, oltre che la capacità di istruire gli indirizzi strategici che saranno approvati dal Consiglio dei Ministri. Non deve avere capacità di iniziativa propria sulla raccolta fondi. L’Ente garantisce il finanziamento del canale bilaterale e multilaterale; per lo svolgimento di questa attività, si attiene a procedure distinte dal paradigma delle condizionalità economiche attualmente promosse dalle politiche dell’IFIS. Gli attori della cooperazione dovranno essere consultati nella definizione delle linee d’azione dell’Ente.
  • “Fondo nazionale della Cooperazione”, gestito dall’Ente, che raccoglie tutte le disponibilità finanziarie dell’Aiuto Pubblico allo sviluppo, oggi frammentate nei bilanci di diversi ministeri; l’Ente predispone una rendicontazione unitaria di tutti i flussi dell’aiuto, che riporti separatamente le cancellazioni del debito. Il Fondo avrà una disponibilità finanziaria stabilita pluriennalmente, e mantiene la capacità di ricevere donazioni private.
  • Norme che consentano alle associazioni di migranti di diventare attori
  • Norme a sostegno di nuove forme di cooperazione: sostegno a distanza, microcredito, economia solidali


L’Assemblea degli Stati generali della Solidarietà e Cooperazione Internazionale


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