Roma, 2 Dicembre – L’arte di non essere governati

Roma, 2 dicembre 2006 – Lunaria e la Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma organizzano un seminario dal titolo: “L’arte di non essere governato. Movimenti, società civile e comunità locali di fronte alla crisi dei partiti e della rappresentanza”. Partecipano: Ekkehart Krippendorff (Università di Berlino), Luigi Bobbio (Università di Torino) , Giuseppe Cotturri (Università di Bari), Donatella Della Porta (Istituto Universitario Europeo di Firenze), Carlo Donolo (Università di Roma) e molti esponenti di associazioni, campagne, organizzazioni sociali.

Movimenti, società civile e comunità locali
di fronte alla crisi dei partiti e della rappresentanza

Il 2 dicembre un seminario a Roma promosso da Lunaria

Il prossimo 2 dicembre 2006, alle ore 15,00 a Roma ( Sala del Consiglio Provinciale di Roma, Via IV Novembre 119/a) Lunaria e la Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma organizzano un seminario dal titolo: “L’arte di non essere governato. Movimenti, società civile e comunità locali di fronte alla crisi dei partiti e della rappresentanza”. Partecipano: Ekkehart Krippendorff (Università di Berlino), Luigi Bobbio (Università di Torino) , Giuseppe Cotturri (Università di Bari), Donatella Della Porta (Istituto Universitario Europeo di Firenze), Carlo Donolo (Università di Roma) e molti esponenti di associazioni, campagne, organizzazioni sociali. Porterà i saluti: Adriano Labbucci, Presidente del Consiglio Provinciale di Roma. Si tratta di un’occasione di confronto sui temi della crisi e della riforma della politica, sulle prospettive di una democrazia e di una politica partecipata che veda protagonisti nuovi attori: movimenti, società civile, comunità locali. E’ necessario registrarsi scrivendo a lunaria@lunaria.org o telefonando allo 06/8841880.

Approfondimento

Questo seminario vuole contribuire ad approfondire e rilanciare una dibattito sui cambiamenti della politica a partire dalla crisi dei partiti, della rappresentanza, dei sistemi democratici che abbiamo conosciuto nel secondo dopoguerra. Crisi, alla quale non sono estranee le trasformazioni portate dalla globalizzazione neoliberista e dalla guerra che hanno svuotato la politica e la rappresentanza di senso e di capacità di intervento a favore dello spostamento di poteri e influenza in altre sfere e soggetti: quelli dell’economia e della finanza internazionale, dei “poteri forti” e del potere militare.

Nel contempo sono cresciute nuove forme di politica diffusa, partecipata e dal basso sia per effetto dello sviluppo di soggetti e buone pratiche (volontariato, associazionismo, attivismo civico, ecc.) che come un’onda lunga hanno attraversato gli ultime tre decenni, sia per lo sviluppo impetuoso dei movimenti sociali globali negli ultimi dieci anni che hanno così proposto un’idea e una pratica nuova della partecipazione e della trasformazione economica e sociale. Particolarità di questo nuovo universo della politica partecipata è l’integrazione –in gran parte di queste esperienze- tra advocacy e pratiche concrete, azione di denuncia/richiesta, forme di cittadinanza attiva e costruzione di nuove relazioni e comportamenti sociali ed economici altri.

Questa politica diffusa –di fronte ad una gravissima crisi dei partiti spesso ridotti a comitati elettorali e a nuove oligarchie- interroga criticamente alcune questioni fondamentali della qualità della politica: il rifiuto della riduzione della politica a puro esercizio del potere, la rivendicazione della centralità del rapporto con la dimensione etica (e della coerenza del rapporto tra mezzi e fini), la critica della politica come violenza (e della politica come rapporto amico-nemico), la critica dei meccanismi autoreferenziali della rappresentanza a favore di forme di democrazia diretta e partecipata, il rifiuto della politica ridotta a mera professione separata a favore di una socializzazione della partecipazione e della decisione politica, la critica della riduzione del tema del governo (centrale per la trasformazione e il cambiamento) alla dimensione dei sistemi elettorali ed istituzionali (pur importanti) e alla governabilità in un processo di schiacciamento tecnocratico e procedurale della politica.

Si tratta di temi sui quali si innervano forme ed identità nuove di una politica “dal basso” che –come detto- si articola al di fuori dei canali tradizionali dei partiti, delle istituzioni, delle forme classiche della rappresentanza. Emerge da queste esperienze la spinta verso una politica plurale e diffusa: l’orizzonte è quello di un allargamento del campo della politica, dando vita anche a nuove procedure e forme istituzionali (di democrazia partecipata e diretta, di sussidiarietà, ecc.) che permettano l’espressività e la capacità di intervento e decisione dei soggetti sociali e della cittadinanza.

Questa politica diversa –del bene e dei beni comuni- può quindi affondare le sue radici in una concezione attiva e partecipata della democrazia, dalla dimensione locale e territoriale come condizione migliore di un protagonismo sociale, di una dimensione etica –fatta anche di regole, di vincoli, di procedure ben definite- che riporti la politica (oltre ogni autoreferenzialità e separatezza) alla società, alla vita, alla quotidianità delle persone, all’idea della politica come servizio e gratuità.

E’ necessario rompere la vecchia idea dell’”autonomia del politico” (dal sociale, dall’etica, ecc.) a favore, invece, di un’”autonomia politica del sociale” che sappia riferirsi a valori ed obiettivi di trasformazione sociale ed economica e nello stesso tempo sappia far crescere le capacità di autogoverno, di democrazia partecipata (e deliberativa) e di un diverso equilibrio con le altre sfere –culturale, economica, etica, istituzionale, ecc.- che riduca il rischio della formazione di nuove oligarchie sclerotizzate e burocrazie autoperpetuanti a favore –invece- di una politica socializzata diffusa.

Scheda sui relatori

EKKEHART KRIPPENDORFF professore di Scienze politiche e relazioni internazionali alla Libera Università di Berlino, è uno dei maggiori politologi tedeschi. Per anni ha insegnato all’Università di Bologna.
Tra le sue opere, Critica della politica estera (2002), L’arte di non essere governati – Politica e etica da Socrate a Mozart (2003), Shakespeare politico (2005).

LUIGI BOBBIO insegna presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino.
Presidente del Master in analisi delle politiche pubbliche (Mapp) presso il Corep di Torino. Tra le sue opere, I governi locali nelle democrazie contemporanee (2002); La democrazia non abita a Gordio. Studio sui processi decisionali politico-amministrativi (2004).

GIUSEPPE COTTURRI insegna Sociologia della politica all’Università di Bari. È stato presidente di Cittadinanza attiva-Mfd. Tra le sue opere, La transizione lunga (1997); La cittadinanza attiva. Educazione alla democrazia e riforma della politica (1998); Potere sussidiario. Sussidiarietà e federalismo in Europa e in Italia (2001).

CARLO DONDOLO è docente di Sociologia del diritto presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università «La Sapienza» di Roma. È membro della direzione di “Politica del diritto”, coordinatore scientifico di Formaurbis e presidente di Eutropia Onlus. Tra le sue opere, L’intelligenza delle istituzioni (1997); Questioni Meridionali (1999); Verso Sud (2001volume collettaneo).

DONATELLA DELLA PORTA
professore di sociologia all’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Tra le sue opere: Donatella della Porta, Massimiliano Andretta, Lorenzo Mosca and Herbert Reiter, Globalization from Below, Minneapolis, The University of Minnesota Press, 2006, Donatella della Porta, Olivier Fillieule (ed.), Police et
manifestants, Paris, Presses de Science Po., 2006, Donatella della Porta, Manuela Caiani, Quale Europa?
Europeizzazione, identità e conflitti, Bologna, Il Mulino, 2006, Donatella della Porta, La Politica locale, Bologna, Il Mulino, 2006,

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