RIPROGETTARE L’ARCHITETTURA FINANZIARIA


Roberto Bissio, Social Watch International Secretariat

La maggioranza dei cittadini crede che una parte sostanziale delle tasse che pagano venga devoluta ai paesi poveri sotto forma di aiuto, prestiti agevolati, benefici negli scambi commerciali e di cosiddette cancellazioni del debito, e che, se la povertà persiste, ciò deve essere in qualche modo attribuito alle stesse popolazioni povere, a causa della loro pigrizia, ignoranza o a qualche effetto del clima tropicale, o ancora ai loro governi inefficienti e corrotti.

D’altro canto, i cittadini del Sud del mondo si vedono fuoriuscire i soldi dai loro paesi sotto forma di pagamento del debito estero con interessi, relazioni commerciali non eque e profitti altissimi ricavati illecitamente dalle loro economie da parte di multinazionali straniere. Tassi d’interesse sugli investimenti del 25-30% annuali non sono fuori dal comune in Africa! Canali sotterranei, invisibili per i cittadini del Nord o del Sud, deviano enormi quantità di denaro verso i paradisi fiscali e le reti dei servizi di profitto catturano facilmente i piccoli pesci, ma lasciano passare, indenni, gli squali. Le due istituzioni intergovernative globali che dovrebbero presiedere alle finanze mondiali e regolare il loro flusso fanno l’opposto di ciò che ci si aspetterebbe da loro: invece di canalizzare i soldi verso lo sviluppo, la Banca Mondiale riceve più dai paesi in via di sviluppo di quanto essa gli dia. Invece di assicurare la globale stabilità finanziaria, il Fondo Monetario Internazionale si augura una crisi finanziaria o altrimenti non avrebbe i soldi sufficienti per pagare il proprio personale. L’attuale architettura finanziaria globale, perciò, assume le sembianze dell’impossibile edificio progettato da MC Escher nella sua celebre acquaforte “Waterfall”, dove l’acqua che sembra cadere, in realtà cade verso l’alto, opponendosi ad ogni regola della logica.

Per mettere un po’ d’ordine in questa architettura impossibile, nel marzo del 2002 si è riunito un vertice intergovernamentale a Monterrey, Messico, per parlare di “Finanziamento per lo Sviluppo”. Poco prima, L’Organizzazione Mondiale del Commercio aveva lanciato un “Ciclo per lo sviluppo” (“Development round”) di negoziazioni commerciali a Doha, la capitale del Qatar e subito dopo gli attacchi dell’11 settembre contro gli Stati Uniti che scossero il mondo, questi discorsi promettevano un nuovo progetto per l’economia mondiale. I sistemi commerciali e finanziari riformati avrebbero dato la possibilità ai poveri di uscire dalla loro situazione. Con qualche aiuto aggiuntivo e con la cancellazione del debito dei paesi più poveri, verrebbe raggiunto, nel 2015, un progresso sociale sufficiente per portare avanti con successo l’insieme di scopi sociali di base stabiliti dagli stessi leader nel 2000 per “sostenere i principi della dignità, dell’uguaglianza ed dell’equità umana a un livello globale”.1
Il Monterrey Consensus del 2002 afferma che “ogni paese è responsabile del proprio sviluppo ed è cruciale che le strategie di sviluppo appartengano ai singoli paesi interessati. Lo sviluppo richiede, tuttavia, più che semplice aiuto: implica, infatti, che le forze congiunte mobilitino le risorse domestiche, le questioni commerciali, i problemi del debito e la riforma dell’architettura finanziaria internazionale.”2

Da allora sono passati quasi cinque anni e Social Watch giudica quegli impegni troppo importanti per poterli ignorare. Dal 1996 le coalizioni di Social Watch in giro per il mondo hanno annualmente registrato i dati relativi alla povertà, al equità di genere e alle politiche dei governi che incidono per il meglio o per il peggio sul destino della maggioranza vulnerabile e non privilegiata della terra. Il rapporto del Social Watch 2006 guarda ai mezzi per attivare le politiche di sviluppo.

Lo sviluppo avviene a livello locale ed è una responsabilità nazionale. Le coalizioni nazionali del Social Watch, osservando i propri stati dall’interno, trovano una varietà di ostacoli e di motivi per cui le risorse non sono sempre laddove ce ne è bisogno. Questi risultati sono l’essenza di questo rapporto, poiché forniscono la prospettiva dal basso delle persone che lavorano con i le associazioni e i movimenti della società civile. Questo non è un rapporto commissionato. Ogni capitolo nazionale del Social Watch è composto da organizzazioni e movimenti che tutto l’anno si occupano di temi sullo sviluppo sociale. Si incontrano una volta all’anno per valutare le azioni governative e gli esiti.

I loro risultati non sono intesi come semplice analisi, ma sono usati per attirare l’attenzione delle autorità verso questi temi e per dare una forma migliore alle politiche a favore dei poveri e delle donne. L’enfasi e le priorità di ogni rapporto del paese, quindi, sono state decise dalle stesse organizzazioni che conducono l’indagine. Per permettere l’uscita del rapporto, ogni gruppo raccoglie i propri fondi, la maggior parte dei quali vengono investiti dopo essersi consultati con i movimenti sociali per raccogliere prove e convalidare i propri risultati. Non si tirano indietro dal criticare le autorità, le politiche, le elite o i sistemi di governo nazionali qualora lo ritengano necessario. E la voce di punti di vista critici aiuta a migliorare il processo democratico. Ma anche quando i rapporti scoprono che molto può e ha bisogno di migliorare in casa, allora mirano a evidenziare gli ovvi vincoli internazionali che non possono essere risolti al livello nazionale.

La sezione internazionale del rapporto, informata dal lavoro di importanti reti di ONG, mette in luce tali questioni. Alcune di esse, come l’aiuto allo sviluppo, il commercio e il debito, sono state al centro di grandi campagne internazionali. Altre, come il la fuga di capitali, l’evasione fiscale, il commercio fraudolento intra-gruppo di multinazionali e la stessa gestione delle istituzioni finanziarie internazionali devono ancora uscire dall’esclusivo dibattito degli esperti per raggiungere la consapevolezza dei cittadini comuni. Ma essi fanno tutti parte della stessa architettura che necessita urgentemente di essere riprogettata.

Il motivo di tale cambiamento emerge con drammatica chiarezza dall’attenta analisi di indicatori sociali in varie parti del mondo, il che dà vita alla sezione del rapporto dedicata alle statistiche. È accurata, ma non lo è sufficientemente da poter affermare che ai livelli attuali del progresso, gli Obiettivi di sviluppo del Millennio non potranno essere raggiunto entro il 2015. Ciò che dovrebbe recar vergogna ai leader del mondo, che concordarono tali obiettivi, è la prova che su interi continenti ci vorranno uno o due secoli per portarli a termine!

Tali tendenze possono essere stravolte. Questo rapporto offre idee su come raggiungere ciò che è possibile. Non sono particolarmente originali o rivoluzionari: é semplicemente senso comune il fatto che le tasse andrebbero pagate da tutti e che coloro che possiedono di più e guadagnano di più dovrebbero pagare di più. Ma in un’economia globalizzata, questo può essere raggiunto solo se i governi coordinano le loro forze. Certo, probabilmente ciò implicherebbe l’organizzazione di un nuovo vertice delle Nazioni Unite per le finanze. Perché mai dovrebbe avere successo quando in passato così tante consultazioni globali hanno fallito? Perché l’architettura attuale è “impossibile” sia nel senso che non è pratico, sia nel senso che è non è sostenibile.

Scarica la sintesi italiana del rapporto

Scarica il rapporto internazionale. http://www.socialwatch.org


1 – United Nations Millennium Declaration, Risoluzione A/55/2 adottata dall’Assemblea Generale nel settembre del 2000.
2 – United Nations, Report of the International Conference on Financing for Development; Monterrey, Mexico, 18-22 March 2002 (A/CONF.198/11).

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1 commento per “RIPROGETTARE L’ARCHITETTURA FINANZIARIA”

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