La prima “manovrina” del Governo

La “manovrina” del governo di 7 miliardi rappresenta sicuramente un primo segnale di novità rispetto ai provvedimenti economici del precedente governo: non vengono tagliate le spese sociali, vengono colpiti i privilegi di alcune corporazioni a favore dei diritti dei consumatori e finalmente si adotta un provvedimento di lotta all’evasione credibile. Ma il vero banco di prova sarà la prossima finanziaria: Sbilanciamoci! ricorda le sue tre principali proposte.

La “manovrina” del governo di 7 miliardi rappresenta sicuramente un primo segnale di novità rispetto ai provvedimenti economici del precedente governo: non vengono tagliate le spese sociali (anzi si restituisce qualcosa), vengono colpiti i privilegi di alcune corporazioni a favore dei diritti dei consumatori e finalmente si adotta un provvedimento di lotta all’evasione credibile (anche se permangono dubbi sulla possibilità di considerare effettive le entrate da questo provvedimento).

Il vero banco di prova sarà la prossima finanziaria. La campagna Sbilanciamoci! ricorda le sue tre principali proposte:

  • la necessità di risanare la spesa pubblica puntando prioritariamente ad una stabilizzazione del rapporto deficit/pil e solo in un secondo momento (in base anche all’andamento dell’economia reale) procedere ad una più sostenuta riduzione del deficit, per ritornare nei parametri previsti dall’Unione Europea
  • una politica di riduzione della spesa pubblica non virtuosa (spesa militare e sussidi a fondo perduto alle imprese) e di entrate derivanti da una nuova politica fiscale (lotta all’evasione, innalzamento della tassazione sulle rendite, ripristino della tassa di successione, tassa sulle imprese incapienti, carbon tax e tasse di scopo, ecc.)
  • un uso della spesa pubblica che punti ad innalzare e a qualificare la spesa sociale (sanità, scuola, assistenza, ecc.), a sperimentare forme di economia diversa, di politiche del lavoro, di sostenibilità ambientale, di pace per un nuovo modello di sviluppo fondato sull’equità e la giustizia.
Si tratta di puntare ad una politica economica diversa –non ostaggio dei dogmi neoliberisti- ma capace di un nuovo riformismo sociale che punti sul welfare, i diritti del lavoro, un’economia ecologicamente sostenibile e di pace.

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