Concluso il VI Forum Sociale Europeo

Si è concluso ad Atene per il IV Forum Sociale Europeo. Un importante momento di confronto che ha permesso di discutere e ridefinire le prospettive del "movimento dei movimenti"con un’agenda ricca di temi e appuntamenti.

Dal 4 al 7 Maggio
I MOVIMENTI SOCIALI AD ATENE PER IL QUARTO FORUM SOCIALE EUROPEO

Si è tenuto ad Atene dal 4 al 7 Maggio scorso il Forum Sociale Europeo (FSE), uno dei maggiori eventi del movimento contro la globalizzazione neoliberista e la guerra, la deregolamentazione del mercato del lavoro e la povertà, il cambiamento climatico e il saccheggio ambientale, la violazione dei diritti umani.

Decine di migliaia di attivisti hanno partecipato al primo, secondo e terzo FSE che si sono tenuti rispettivamente a Firenze (2002), Parigi (2003) e Londra (2004).

Oggi il movimento ha rafforzato la sua speranza di costruire un "altro mondo" in cui le persone vengono prima del profitto, vista la consistente partecipazione alle grandi manifestazioni internazionali: in occasione dei vertici del G8, del FMI e della Banca Mondiale a Praga, Genova, Evian; nella grande dimostrazione contro la guerra del 15 Febbraio 2003 come nelle manifestazioni contro il razzismo; infine bisogna ricordare le dimostrazioni per i diritti dei lavoratori, l’educazione e la salute, contro lo sfruttamento ambientale, le leggi anti-terrorismo e la negazione dei diritti umani.

Il FSE offre una grande opportunità di confronto tra movimenti sociali, sindacati, gruppi pacifisti, ONG, gruppi ambientalisti, movimenti anti-razzisti al fine di coordinare le loro campagne, condividere idee e ridefinire le proprie strategie organizzative.

Tutti i materiali sul Forum Sociale Europeo ( http://www.fse-esf.org/)

Utili approfondimenti on line saranno reperibili nel sito della rivista Carta (www.carta.org), in www.unimondo.org e www.faircoop.it .
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L’arma di Atene

di Mario Pianta, Da "il manifesto", 6 maggio 2006

Otto notizie. Le due più vecchie sono di marzo. I governi di Francia e altri paesi hanno introdotto una tassa sui voli aerei che dovrà finanziare interventi sui problemi globali: la prima tassa sulla globalizzazione. E poi, al vertice messicano sull’acqua, la resa di chi pensava che gli investitori privati potessero sostituirsi agli stati e alle comunità nel costruire acquedotti: l’acqua ritorna un bene comune.

Le altre sono di questi giorni. Il Gruppo dei 77, che alle Nazioni Unite raccoglie 132 paesi poveri, blocca la proposta di riorganizzazione "manageriale" imposta a Kofi Annan dalle pressioni di Washington. Con la minaccia di tagliare i fondi, gli Usa vogliono concentrare i poteri nelle mani di Segretariato e Consiglio di Sicurezza, alla faccia della riforma.

Al Fondo monetario, dove si contano le quote di capitale e non i voti dei 184 paesi membri, si discute una riforma che estenderà le quote (e i voti) di nuovi paesi industriali come Cina, Corea del Sud, Messico, Turchia, Malaysia, Thailandia e Singapore.

All’Omc, i negoziati sulla liberalizzazione del commercio non hanno portato a un accordo entro la data prevista del 30 aprile e lo slancio che l’agenda di riduzione delle tariffe sembrava aver ripreso sei mesi fa, al vertice di Hong Kong, si sta spegnendo, tanto che gli Usa hanno sostitutito il loro rappresentante commerciale.

Aggiungiamo due aggiornamenti europei: in Francia, come tutti sapete, la lotta di giovani e studenti contro il precariato del contratto di primo impiego ha portato alla ritirata del governo. In Germania la coalizione di governo decide invece di aumentare le tasse per contribuire a pagare i costi del welfare.

Infine, il gran finale boliviano. Le risorse naturali, petrolio compreso, appartengono ai paesi e le decisioni su come disporne spettano ai cittadini, con elezioni e programmi di governi, non alle scelte di pochi consiglieri d’amministrazione che hanno portato i profitti delle multinazionali petrolifere a record mai visti. Una cosa ovvia per un’Italia che ha basato il suo sviluppo anche sul ruolo chiave dell’Eni, ex impresa pubblica. Una cosa semplice, che non ha creato agitazione neanche negli editoriali dei giornali americani.

A legare le otto notizie c’è il fatto che di tutte queste cose, tutte insieme, se n’è parlato nei Forum sociali degli ultimi cinque anni, da Porto Alegre a Bamako, e quasi soltanto lì. Per tutti gli altri, i realisti, era un’utopia irrealizzabile chiedere riforme delle istituzioni internazionali, tasse globali e nazionali, beni comuni e nazionalizzazioni delle risorse naturali. Ora succede. Qualche governo (perfino di destra) e addirittura il terribile Fondo monetario fanno i conti con quello che i movimenti di tutto il mondo hanno chiesto. Sarebbe banale pensare che è la fine del neoliberismo: era morto da un pezzo. Più interessante è pensare che siano i primi segni di democrazia che riappaiono sulla scena dell’economia globale. La democrazia chiesta in questi anni in centinaia di manifestazioni e decine di Forum internazionali. Forse ad Atene il Social Forum Europeo ha dimenticato di programmare una discussione su "Le nostre vittorie", ma non c’è altro modo di vedere questi sviluppi, per quanto timidi possano essere.

E’ il successo di un’arma nuova, capace di sconfiggere multinazionali e governi "cattivi", e di convincere governi "buoni" e poteri economici che le persone vengono prima dei profitti, i cittadini prima degli investitori. Un’arma assoluta, la democrazia. Quella di Atene, appunto.

La protesta sociale non è sempre "contro"

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Da "Il Manifesto" del 4 maggio 2006

Articolo di Duccio Zola

Non solo antagonismo. Un documento che verrà presentato oggi a Atene racconta come i movimenti sociali anti-globalizzazione favoriscono partecipazione e inclusività, rivelandosi straordinari laboratori di innovazione

Qual è la relazione tra i movimenti sociali che contestano la globalizzazione neoliberista e le democrazie europee in crisi di legittimazione? Quale il ruolo dei primi nel favorire processi democratici di partecipazione, uguaglianza e inclusività? Dai risultati del progetto di ricerca europeo Demos (Democracy in Europe and the Mobilization of Society, http://demos.iue.it), che verranno presentati oggi in un seminario al Forum sociale di Atene, emerge che i movimenti sociali rappresentano uno straordinario laboratorio di innovazione ed emancipazione, sociale e politica, in grado di ridare linfa al tessuto democratico delle nostre istituzioni. Il progetto, che vede la partecipazione di sette gruppi di ricerca nazionale – Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera – e di uno transnazionale, è coordinato da Donatella della Porta dell’Istituto Universitario Europeo e si basa sull’analisi dei documenti prodotti da 244 organizzazioni che fanno parte del circuito dei Social forum.

Due dati, innanzitutto. Il primo ci dice che i movimenti sociali non svolgono esclusivamente un ruolo di opposizione nei confronti delle istituzioni rappresentative. Solo nell’11,5% dei casi le organizzazioni considerate rifiutano apertamente ogni collaborazione con esse, mentre nei due terzi del campione prevale la collaborazione o il controllo democratico sul loro operato. Il secondo dato mette in luce come le organizzazioni che fanno parte del movimento non siano "giovani". Solo un terzo di esse è nato negli ultimi cinque anni, mentre la stessa percentuale è stata fondata prima del 1990. La novità del movimento non risiede dunque nella sua giovane età, ma nel modo in cui, di fronte alla sua complessità, pluralità ed eterogeneità, esso ha saputo rimodellare le forme organizzative, le pratiche e le concezioni della democrazia al suo interno.

La reticolarità è il tratto caratterizzante del movimento: l’80% collabora o fa parte di un network con altre organizzazioni nazionali, quasi la stessa percentuale fa lo stesso con organizzazioni transnazionali. Tra le organizzazioni prese in esame prevale il modello dei network e delle campagne, dati che danno ragione dell’alta percentuale (quasi il 50%) di organizzazioni con una membership collettiva. Un altro indice della reticolarità è testimoniato dal fatto che le organizzazioni nel 30% dei casi collaborano anche con coloro che si mobiltano su altri temi pur condividendo gli stessi valori e che tali organizzazioni sono radicate sia a livello locale (3/4 dei casi), che a livello internazionale (28% dei casi). Questa struttura organizzativa così differenziata non può che riflettere la sua articolazione anche nei valori e nelle pratiche democratiche espresse all’interno dei documenti esaminati da Demos. Per quanto riguarda i primi, pluralità, differenza, omogeneità, arrivano a toccare – ognuno – il 50% dei casi, l’uguaglianza il 35%, la trasparenza e l’autonomia individuale il 25%. Inoltre, i temi centrali menzionati nei documenti confermano il ruolo aggregativo della struttura democratica interna e dei valori sopra citati: le organizzazioni fanno riferimento ad una "globalizzazione alternativa", alla giustizia globale e ai diritti dei lavoratori, così come alla giustizia sociale. I temi legati all’ambientalismo, ai diritti delle donne, dei migrnati e alla pace sono anch’essi centrali. Per quanto riguarda l’attenzione al Sud del mondo, essa è presente in circa metà dei gruppi, declinata nella difesa dei diritti umani e nel commercio equo. Per quanto riguarda, infine, le pratiche democratiche interne, la partecipazione è un elemento importante non solo nella sua forma classica legata a modelli assembleari e al voto a maggioranza, ma anche nella forma della deliberazione consensuale: il 23% delle organizzazioni ritiene infatti centrale il perseguimento del consenso nel processo decisionale interno

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