I conti truccati dell’Italia sull’aiuto pubblico allo sviluppo

Secondo l’ultimissima ricerca stilata da Concord,  rete delle ONG europee impegnate nella cooperazione, l’Italia si trova all’ultimo posto nella classifica europea sui contributi economici ai Paesi in via di sviluppo. Le ong italiane ed europee a Bruxelles per denunciare gli artifici contabili e i conti gonfiati dai Goverrni per rispettare gli impegni presi.

Le menzogne dell’Europa
Le ONG: «
Conti truccati sugli aiuti ai paesi in via
di sviluppo ». 

1600 associazioni chiedono ai governi di mantenere
gli impegni economici presi. Quanto è avara l’Italia, Roma si
trova all’ultimo posto della classifica europea sui contributi
economici ai paesi in via di sviluppo. «Campioni dei conti
gonfiati».

Italia,
voto insufficiente. Materia: aiuto pubblico allo sviluppo. Il
Belpaese si aggiudica l’ultimo posto nella classifica europea stilata
da Concord. Ultima di quindici. Regina dei «paesi meno
generosi». Campione dei conti «gonfiati».
L’interrogativo è: riuscirà la Cenerentola dell’Unione
a raggiungere il target minimo di percentuale del Pil destinato dalla
Ue ai Paesi in via di sviluppo per il 2006? La risposta è
«no». Verdetto inoppugnabile. Almeno per quest’anno. La
pagella stilata dalla rete delle ong europee è infatti la
prima di una lunga serie che, con cadenza annuale, farà le
pulci ai singoli stati in tema di cooperazione internazionale.

Quando
il 6 e 7 aprile scorsi i rappresentanti delle 1.600 organizzazioni
che aderiscono a Concord si sono incontrati per ridefinire gli
estremi del documento, in prima fila c’era Sergio Marelli, presidente
dell’Associazione Ong italiane (una rete di 163 realtà). «La
situazione dell’Italia è davvero critica – dice – quasi
imbarazzante. Ma la cosa che disturba di più è la
confusione che si fa ancora a livello europeo in materia di aiuti
allo sviluppo. Ovvero l’insana prassi, formalmente consentita
dall’Ocse, di conteggiare negli aiuti cifre che nulla hanno a che
vedere con la cooperazione internazionale». Che vuol dire,
tornando al caso italiano, includere nel famoso 0,29% (la percentuale
del Pil destinata all’aiuto pubblico allo sviluppo) anche le spese
militari e la cancellazione del debito di paesi come l’Iraq e la
Nigeria. E significa, di fatto, truccare i conti e falsare la realtà.
Con il rischio, tra l’altro, di comunicare un’idea distorta della
cooperazione internazionale, in cui le missioni militari e gli aiuti
umanitari vanno a braccetto. «Con una risoluzione di due anni
fa – continua Marelli – il Parlamento europeo ha invitato i paesi
membri a correggere questo modo di fare i conti e a ricondurre nel
calcolo delle risorse quelle realmente destinate alla lotta contro la
povertà. Ma finora hanno fatto tutti orecchie da mercante.
Alla riunione, però, era presente anche un rappresentante Ocse
che, sembra, abbia accolto le nostre ragioni». La novità,
comunque, c’è già. Ed è l’esistenza stessa del
documento che sarà presentato a Bruxelles. «È la
prima volta che 1600 Ong sottoscrivono il loro basta ai trucchi
contabili escogitati dai governi perché non sono in grado di
mantenere le loro promesse», dice Raffaele Salinari, portavoce
del Cini (Coordinamento italiano network internazionali). «Una
presa di posizione da non sottovalutare – aggiunge – e che fa
auspicare un futuro impegno dei governi a mantenere la parola data.
Che vuol dire arrivare entro il 2015 allo 0,7% del Pil per il
raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio. Slogan
ribadito da Prodi dopo la conferma della vittoria dell’Unione».
E si arriva a un altro punto caro alle ong italiane: «per
riportare in vita la cooperazione – commenta Giulio Marcon, della
campagna Sbilanciamoci! – non servono solo più soldi, ma nuove
competenze e strategie». Rispunta l’ipotesi di un ministero
della Cooperazione.

(di Gaia
Vendettuoli, Associazione Lettera 22)

da
Il manifesto del 23 aprile 2006

A
Bruxelles, la denuncia delle Ong. Finta generosità: Nei
calcoli rientrano debiti cancellati, denari spesi per i rifugiati o
per gli studenti che studiano nell’Ue. Italia fanalino di coda
insieme a Cipro.

I
governi dell’Unione europea truccano le carte. E quando rendono noti
i conti ai propri concittadini, dimostrando quanto l’Europa è
generosa nei confronti dei paesi in via di sviluppo, gonfiano le
cifre e i bilanci che spesso nascondono calcoli ineccepibili
aritmeticamente ma nella sostanza discutibili. Lo racconta il dossier
«Aiuto europeo: leadership genuina o bilanci ingannevoli ?»
(EU Aid: Genuine leadership or misleading
figures
?).
La pagella che mette sotto accusa ogni singolo
stato dell’Ue è stata preparata, per la prima volta e con una
svolta nella collaborazione europea di questo network, dalle
Organizzazioni non governative che aderiscono – nei 25 paesi Ue – a
Concord, una confederazione di Ong che riunisce 18 reti
internazionali e 21 network nazionali: una filiera che conta circa
1600 Ong europee. Inutile aggiungere che, nel rapporto, che verrà
presentato martedì a Bruxelles e che il manifesto è
in grado di anticipare, l’Italia è tra i fanalini di coda
nell’impegno finanziario di coda e tra i campioni dei conti
«truccati».

L’Ue,
dice il rapporto delle Ong, provvede per oltre la metà
dell’aiuto pubblico allo sviluppo del pianeta. Una posizione da
leader e che nel 2005 ha visto aumentare il suo portafoglio, almeno
sotto forma di impegno. Un impegno che, se venisse rispettato,
porterebbe ad un aumento di circa 30 miliardi di euro all’anno a
partire dal 2010. L’impegno antico, deciso nel 2002, era quello di
arrivare almeno allo 0,39 del proprio Pil entro il 2006 con un target
minimo per ogni paese di almeno lo 0,33 ma con una previsione al
rialzo che, nel 2005, ha portato i paesi europei a un impegno dello
0,51% del Pil entro il 2010. Quando però l’Ocse ha pubblicato
i dati sulla generosità della Ue, sostenendo che gli impegni
erano stati rispettati, le Ong hanno fatto le pulci ai conti.

Secondo
i calcoli di Concord almeno 13,5 miliardi, circa un terzo del totale
dell’esborso del 2005, non ha in realtà prodotto nessun vero
aiuto ai Pvs. Si tratta infatti di quattrini conteggiati o sui debiti
cancellati (9 miliardi dolo per Iraq e Nigeria) o sui denari spesi
«in casa» per i rifugiati (840 milioni) o per gli
studenti che fanno formazione in Europa (910 milioni). Non si può,
dicono le Ong, far figurare come aiuto all’esterno soldi spesi nei
confini di casa o semplicemente cancellati.

I conti
truccati dimostrano così che l’Austria, apparentemente oltre
lo 0,51% arriva a un misero 0,20 al pari col Portogallo che
dichiarava solo uno 0,01 in più. Francia e Gran Bretagna, che
sulla carta destinerebbero all’aiuto allo sviluppo rispettivamente lo
0,37 e lo 0,48%, in realtà, defalcando il debito e le spese
interne, nel 2005 si sono impegnate solo per lo 0,28 e lo 0,31. Con
l’esclusione del Lussemburgo (il donatore di gran lunga più
generoso con lo 0,87 del suo Pil), Grecia e Irlanda, tutti hanno –
chi più chi meno – truccato i propri conti. L’Italia? Col
«trucco» sarebbe allo 0,29% (al quartultimo posto). Senza
trucco, ossia senza cancellazione del debito, arriva a uno 0,19 del
Pil che la pone all’ultimo posto tra i donatori storici (i 15 membri
anziani della Ue) e poco sopra al livello di Malta (0,18%) che guida
la classifica delle dieci new entry (la Slovenia è al secondo
posto, Cipro all’ultimo).
A questo punto Concord si è
chiesta chi effettivamente è o sarà in grado di
rispettare gli impegni presi per il futuro. Secondo il rapporto solo
Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Svezia, Lussemburgo e Olanda
portano a una risposta affermativa. Un no deciso riguarda invece
Austria, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna e tutti i paesi di nuovo
ingresso, dalla Polonia alla Lituania. Nella categoria «forse»,
ci sono Francia e Gran Bretagna.

Il
dossier in gran parte riprende le critiche già espresse da
Concord agli inizi di aprile, quando l’Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) pubblicò i dati
sul volume degli aiuti europei nel 2005. Ma questa volta il documento
contiene anche un segnale dal mondo delle Ong, solitamente
frammentato, dimostrando che può parlare con una voce sola,
che forse avrà in futuro un impatto più forte sulle
scelte, non solo economiche, dell’Europa a 25. L’idea inoltre è
quella di dare impulso alla cosiddetta Global Call to Action
against Poverty mobilisation
, una campagna che fa sue le
indicazioni dell’Onu sulle nuove strategia di lotta alla povertà.
Il dossier chiede trasparenza e coerenza: smettere, insomma, di
truccare la propria generosità con artifici contabili.

(di
Emanuele Giordana)

Per
consultare il Rapporto redatto da Concord
(www.concordeurope.org).

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