Usciamo dal televisore…parliamo di tasse

Giovedi 9 marzo a Roma,  il Movimento per l’Equità e la Legalità Fiscale (Melfi) ha presentato l’iniziativa Usciamo dal televisore…parliamo di tasse in cento città. Un appello alle forze politiche impegnate nella campagna elettorale per rivendicare una politica fiscale più equa.

Il Movimento per l’Equità e la Legalità Fiscale
presenta alla stampa:

USCIAMO DAL TELEVISORE….PARLIAMO DI TASSE IN CENTO CITTA’

Comitato Cittadini per l’equità e la legalità fiscale

Il comitato, che raccoglie Associazioni impegnate nel campo sociale e ambientale e privati cittadini (lavoratori dipendenti, imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi, sindacalisti), intende rivolgere un appello alle forze politiche impegnate nella campagna elettorale affinché la prossima legislatura si impegni nelle costruzione di una politica fiscale più equa, che tuteli maggiormente i redditi bassi e medio-bassi, favorisca gli investimenti produttivi anziché le rendite e metta la parola fine al sistema dei condoni.

Nella conferenza stampa del 9 marzo scorso, tenuta da alcuni tra i promotori del Movimento (Paolo Beni, presidente dell’ Arci, Silvia Bonucci dei Girotondi, Giancarlo Fornari, direttore di www.contrappunti.info, Giulio Marcon, coordinatore di www.sbilanciamoci.it, Arianna Montanari, dell’Università La Sapienza di Roma), è stato presentato anche il programma di sensibilizzazione e mobilitazione che il Melfi intende seguire sia nell’immediato, sia in modo più continuativo nella prossima legislatura, allo scopo di far sì che possa essere finalmente attuato l’articolo 53 della Carta costituzionale, in base al quale "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Adesioni al Comitato Cittadino per l’Equità e la Legalità Fiscale

Da il Manifesto del 10 marzo 2006 :

E’ nato il movimento per le tasse giuste
Campagna nazionale sulla giustizia fiscale.

Con Berlusconi l’evasione è cresciuta di 12 miliardi di euro

Si chiama "Melfi" il nuovo movimento per l’equità e la legalità fiscale. Il 27 marzo il primo appuntamento pubblico

Giornata densa di appuntamenti sul tema della giustizia fiscale, quella del 9 marzo a Roma: conferenza stampa al mattino e un convegno sulla giustizia fiscale globale nel pomeriggio. La nuova campagna nazionale sulla giustizia fiscale è stata presentata nella sede della libreria Bibli.

Si tratta di un’iniziativa completamente inedita per l’Italia: un movimento per la giustizia fiscale che raccoglie già l’adesione di decine di organizzazioni della società civile, tra cui i Girotondi, e di decine di singoli, sindacalisti della Cgil, della Cisl e della Uil, intellettuali, politici, semplici cittadini, che non ne possono più della propaganda berlusconiana e che cercano uno spazio pubblico per discutere e promuovere la giustizia fiscale. Nome scelto come lancio: Melfi, movimento per l’equità e la legalità fiscale. Durante la conferenza stampa introdotta da Giancarlo Fornari, che gestisce anche il sito internet che farà da collettore delle varie iniziative della campagna (www.contrappunti.info), sono state spiegate sia le motivazioni che sono alla base di questa idea, sia le modalità con cui si vuole far vivere il movimento. Inutile ricordare quali sono stati gli effetti della riforma Tremonti. Solo briciole ai lavoratori (cinque euro al mese, ha detto Fornari) e tanti soldi ai più ricchi. Il movimento per la giustizia fiscale nasce da qui, ha spiegato poi Giulio Marcon a nome di Sbilanciamoci!, la campagna che raccoglie decine di organizzazioni del mondo del no profit. Quello della giustizia fiscale è per Marcon un tema centrale, intorno a cui ruotano anche tutte le altre questioni di politica economica e di welfare. Si lavora insomma per un "tax justice day", in risposta alla propoganda berlusconiana del meno tasse per tutti. Silvia Bonucci, a nome del movimento dei Girotondi, ha detto che l’adesione del suo gruppo è motivata soprattutto dalla necessità di costruire in Italia "una cultura della cosa pubblica" perché il bene collettivo non è sentito come tale. Oltre alla promessa di mobilitazione dei Girotondi, c’è anche l’Arci che si prende l’impegno di contribuire a costruire questo nuovo movimento. L’obiettivo principale, dice Paolo Beni, presidente dell’Arci, è quello di far uscire il fisco dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori e far capire alle persone che le tasse non sono un inuile balzello, ma sono collegate ai servizi che lo Stato fornisce ai cittadini. Discorso analogo quello di Arianna Montanari, docente di sociologia che ha spiegato come siano strettamente collegati i temi della ricerca e delle tasse. Solo lo Stato, ha detto, è in grado di finanziare la ricerca scientifica e solo con le tasse si possono ottenere le risorse necessarie!

Due sindacalisti della Cgil, Beniamino Lapadula e Marigia Maulucci hanno spiegato poi le motivazioni della loro adesione. La Cgil, come organizzazione ha fondato perfino il suo ultimo congresso sulle questioni relative al nuovo patto fiscale. Ma l’impegno diretto dei sindacalisti all’interno del nuovo movimento servirà per mettere in relazione esperienze dirette che altrimenti, magari, non si parlerebbero. Lapadula ha detto che ci sono anche segnali positivi, come quelli delle ricerche della Banca d’Italia e dei sondaggi del Sole 24ore da cui emerge una nuova sensibilità diffusa per il tema della giustizia fiscale. La prima uscita pubblica di Melfi è prevista per il 27 marzo, in varie città d’Italia.

Nel pomeriggio un convegno sulla giustizia fiscale globale è stato organizzato da Lunaria, Attac e Campagna per la riforma della Banca mondiale. Vincenzo Visco ha spiegato che le misure fiscali del governo di Berlusconi hanno determinato una riduzione strutturale dei tributi nel 2006 pari a 631 milioni di euro. Visco ha citato i risultati di una ricerca del Nens, Nuova economia e Nuova società, centro di studi sulle politiche economiche e fiscali. Complessivamente la Casa delle libertà ha introdotto nella legislazione italiana 227 misure fiscali il cui impatto sul Pil è stato però pari a zero. I tagli Irpef alle famiglie sono stati riassorbiti da altre voci, mentre sulle imprese è arrivata una vera e propria stangata. Una riforma dunque inutile dal punto di vista della ripresa economica e iniqua dal punto di vista sociale.

E non c’è solo l’ingiustizia fiscale. C’è anche l’aumento dell’evasione che aumenta il senso di rabbia di milioni di contribuenti corretti. Stefano Fassina, del Nens, spiega infatti che in cinque anni di governo del centrodestra l’evasione è cresciuta dello 0,8% del Pil, una percentuale che vale 12 miliardi di euro.

Paolo Andruccioli

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