VI Forum Sociale Mondiale

Si aprirà a Karachi (Pakistan), dal 24 al 29 marzo, il capitolo asiatico del VI Forum Sociale Mondiale. Dopo Bamako (Mali) la tappa di Caracas (Venezuela) si è conclusa con un documento finale in cui i movimenti per la difesa dell’acqua chiedono modelli di gestione pubblica, paretecipativa, e comunitaria della risorsa idrica. L’alleanza globale per un mondo diverso diventa più grande.

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Forse non sarà ricordato per la presenza delle grandi folle (comunque diverse migliaia, ma sicuramente il Forum Sociale Mondiale in Mali rappresenta un punto di svolta nella stagione dei movimenti sociali mondiali. Di quelli africani pronti ad intraprendere la strada di un nuovo panafricanismo per liberare il continente dal neoliberismo. E di quelli europei, ancora più consapevoli del policentrismo del pianeta. Non é – ovviamente – tanto o solo il protagonismo dei movimenti africani ad emergere con forza, quanto le relazioni nuove che si stanno costruendo tra i movimenti del Nord e Sud (ovviamente quelli africani) del mondo e i temi che si dibattono, a partire da quello dell’immigrazione e poi quelli della democrazia diretta (e della politica dal basso), dei beni comuni, della cooperazione internazionale, del commercio e dell’economia locale dentro la globalizzazione.

Una rete di relazioni fatte di "pari dignità" senza la cappa ideologica di un terzomondismo ormai datato, o la tutela di certe ONG sempre più in cerca -anche in Africa- della propria sopravvivenza economica. Si tratta di relazioni vere, fatte di posizioni e iniziative radicali, ma senza quella declinazione politicista e alla fine un po’ strumentale che in altre occasioni hanno trovato spazio. Contro i tentativi di riduzione a "soggetto politico" (aleggiato, all’apertura con la conferenza inaugurale su Bandung) il forum del Mali ha avuto il merito di difendere la sua più importante identità e valore: quella di uno "spazio pubblico" della politica e dell’iniziativa dei movimenti sociali, di moltiplicazione della rete -si potrebbe dire policentrica- contro la sua riduzione a "contropotere" struttura, organizzazione.

Non c’è alcun "passaggio alla politica" da fare, nessuna transizione dall’infanzia (dei movimenti sociali globali) alla maturità (della politica di un nuovo soggetto internazionalista) perchè è ovvio: questa è già politica, orizzontale e non piramidale (come ha sottolineato Sergio Haddah, del forum sociale brasiliano) e "puo’ cambiare il mondo senza prendere il potere" anche -come si è discusso in molti seminari- con una nuova forma della democrazia partecipata e con l’autogoverno.

Eppure, c’è maggiore consapevolezza della necessità di una radicalità nuova, non riducibile alla mistica ipertrofica dei documenti o all’individuazione di leadership o avanguardie (cui si e’ riferito polemicamente -nella discussione sul futuro dei forum policentrici- il senegalese Taoufik Ben Abdallah, coordinatore del social forum africano), e che è fatta di alternative concrete, di pratiche da diffondere ed ampliare.

Si tratta di quelle note: dell’economia solidale ed informale, dell’auto-organizzazione sociale e comunitaria, dello sviluppo dal basso e della democrazia locale, delle pratiche e delle relazioni di genere, tutti temi di cui nel Forum si è discusso in affollati seminari. Pratiche dal basso, lotte sociali, politica vanno insieme. E si realizzano anche su un altro piano, quello della convivenza e della democrazia, come qui in Mali dove convivono 12 etnie senza, con rare eccezioni, fare guerre (qualcosa da imparare in Europa), o dove si tenta di diffondere e distribuire il potere (come insegna il burkinabe Ki-Zerbo) in un sistema di reti locali e sociali, senza cadere in quella che noi potremmo chiamare devolution o nelle trappole dello Stato-Nazione, la cui assolutizzazione si porta dietro guerre, violenze, oppressione delle minoranze- e che è stato imposto (con conseguenze drammatiche) all’Africa postcoloniale.

A Bamako si è respirata l’aria della politica dal basso, sulla quale costruire le alternative concrete di un altro mondo possibile. Sicuramente si tratta di aria fresca e nuova: come quella delle reti euro-africane sulle migrazioni (finalmente gli europei discutono di immigrazione "dall’altra sponda", ed e’ la prima volta, con gli africani in Africa delle politiche migratorie e di cooperazione) o sull’acqua (con un’importante dichiarazione comune) o sull’economia e la democrazia locale. Una delle novità più evidenti è proprio quella della costruzione di un piano di azione comune sull’immigrazione (la parte del forum, forse più ricca di seminari, incontri, manifestazioni, documenti comuni, fino alla decisione di una giornata internazionale di mobilitazione), che vista da Bamako sembra aprire la strada di una nuova alleanza tra movimenti del Nord e del Sud, decisamente inedita rispetto al passato.

Cosi’, il tema di una nuova cooperazione internazionale ha evidenziato la sua non riducibilità al "paternalismo caritativo" (come recitava il titolo di un seminario) in voga tra le istituzioni internazionali o a "pannicello umanitario" degli "effetti collaterali" del neoliberismo su cui qualcuno magari continua a raccattare qualche euro alla Farnesina o a Bruxelles. Una cooperazione internazionale fondata sul protagonismo della società civile africana e non sul suo essere "implementing partner" di progetti di istituzioni internazionali o ONG occidentali.

Parafrasando il Pasolini de "La terra vista dalla luna", il mondo (anche quello dei movimenti sociali) visto dall’Africa di Bamako riacquista il sapore delle radici e delle sue contraddizioni più profonde illuminate di sinistra luce dalle nefandezze del vecchio colonialismo e del nuovo liberismo. La mercificazione di terra, acqua, ambiente, relazioni umane diventa in Africa paradigmatica della distruzione delle radici del nostro mondo, di quello che è stato in origine e di quello che potrebbe essere in futuro. In sostanza, il futuro comune di tutta l’umanità.

Ma c’è anche la luce di una speranza di movimenti e comunità che in Africa hanno costruito un percorso nuovo, e che puo’ aiutare anche noi. I movimenti sociali africani da "ospiti" dei forum diventano protagonisti -e ancora di piu’ con il Forum mondiale di Nairobi del 2007- di una nuova stagione dei movimenti sociali globali. Un nuovo panafricanismo (plurale, policentrico, dal basso) sarà una delle nostre speranze (anche per salvare cio’ che resta di buono nella nostra Europa) e sarà assai diverso da quello degli anni ’60, ma puo’ avere successo se anche in Europa si affermerà un nuovo europeismo sociale, democratico, partecipato. La palla passa adesso ad Atene, dove dal 4 al 7 maggio si terrà il prossimo Forum Sociale Europeo.

Prima tappa del Forum Sociale Mondiale a Bamako (Mali)





















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