Vogliamo servizi, non elemosina

La lettera a Berlusconi di un padre che rifiuta il bonus bebè di 1000 euro dell’ultima finanziaria reclamando politiche per i diritti sociali che non vengono garantiti.

Al via la MiniCampagna "Non Bonus – Vogliamo servizi, non carità"

E’ stata lanciata in questi giorni da parte di un comitato auto-organizzato di cittadini, la MiniCampagna "Non Bonus – Vogliamo servizi, non carità" finalizzata alla sensibilizzazione in merito alla finanziaria 2006 del Governo Berlusconi. In particolare la MiniCampagna vuole affrontare il tema del cosiddetto "BonusBebè": un assegno una tantum di 1.000 euro destinato ai nuclei familiari con un reddito complessivo inferiore a 50.000 euro che che hanno avuto o adottato un figlio nel corso del 2005 e del 2006.

"Non è certo con queste elargizioni occasionali ed improvvisate, magari dispensate a pochi mesi dalle elezioni, che si costruisce un futuro di benessere e serenità per i nostri figli", dichiarano dal comitato. "Questo futuro lo si costruisce con un’azione continuativa di investimento che metta risorse sui servizi sociali, sanitari, sull’assistenza, sull’educazione, sulla pace e la cooperazione allo sviluppo, sull’ambiente e l’integrazione"

Il comitato propone quindi due semplici azioni di protesta civile, a metà strada tra il boicottaggio e l’obiezione di coscienza; la prima potrà essere svolta da parte di tutte le famiglie potenziali destinatarie dell’assegno e consiste nel "rifiuto" dell’assegno, accompagnato da una lettera che motiva tale rifiuto e suggerisce un diverso utilizzo della somma. La seconda è riservata a tutti i cittadini che potranno comunicare la loro adesione e supporto alla campagna inoltrando una mail o una lettera all’ufficio di Presidenza del Consiglio.

Per ulteriori informazioni e contatti sono stati attivati un blog all’indirizzo www.nonbonus.splinder.com e l’indirizzo mail nonbonus@interfree.it.


Al Presidente del Consiglio dei Ministri

e per conoscenza

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

OGGETTO: Bonus bebè, vogliamo servizi non carità

La ringraziamo, Signor Presidente, ma nostro figlio non ha bisogno di 1.000 euro: è fortunato, nostro figlio, rispetto a tanti altri bambini (e non dia ascolto a chi ci dice che in fondo sono pochi) le cui famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese e non possono certo permettersi di rifiutare queste somme, per quanto piccole, che sembrano piovere dal cielo.

Vorremmo però dirLe, in tutta onestà, che non è certo con queste elargizioni occasionali ed improvvisate, magari dispensate a pochi mesi dalle elezioni, che si costruisce un futuro di benessere e serenità per nostro figlio, nè tantomeno per quelli meno fortunati di lui.

Questo futuro lo si costruisce con un’azione continuativa di investimento che metta risorse sui servizi sociali, sanitari, sull’assistenza, sull’educazione, sulla pace e la cooperazione allo sviluppo, sull’ambiente e l’integrazione (i nuovi bambini italiani figli di immigrati non hanno diritto neppure a quei 1000 euro!): proprio quei servizi che ad ogni Finanziaria il Suo governo si appresta a tagliare sempre più, sia direttamente sia indirettamente, imponendo tagli alle spese agli enti locali.

DUNQUE, SIGNOR PRESIDENTE, RINUNCIO ALL’ASSEGNO CHE CI SPETTA IN BASE ALLA FINANZIARIA PER IL 2006: LE CHIEDO INVECE DI ADOPERARSI AFFINCHÈ SIA ISTITUITO UN APPOSITO CAPITOLO NEL BILANCIO DELLO STATO SUL QUALE FAR CONFLUIRE LE SOMME CORRISPONDENTI AI BONUS SPETTANTI MA RESTITUITI, SOMME VINCOLATE PER FINANZIARE CONTRIBUTI DA EROGARE AGLI ENTI LOCALI PER INTERVENTI NEI SETTORI SOCIALI, ASSITENZIALI, EDUCATIVI DESTINATI ALL’INFANZIA.

Distinti saluti

Andrea Venturelli
Faenza

Chiunque voglia seguire l’esempio lanciato da Andrea Venturelli può copiare e incollare il testo della lettera e mandarlo a:
berlusconi_s@camera.it
capoufficio.presidente@governo.it
tremonti_g@camera.it






































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