04-10-2005 – Comunicato Stampa – 04/10/2005


Comunicato Stampa – 04/10/2005

PER OCCUPAZIONE E SVILUPPO SOLO I SOLDI DI “MONOPOLI”
In finanziaria solo stanziamenti finti per lo sviluppo e il lavoro
E la “tassa del tubo” grazia le telecomunicazioni e le imprese di Berlusconi

Il lavoro e l’occupazione possono aspettare, come a Monopoli, la svendita del “Parco delle Vittorie”, “Viale dei Giardini” e di “Piazza Dante”. E poi incassare il dovuto.

La legge finanziaria prevede infatti la creazione di un fondo di ben 3 miliardi di euro per “l’innovazione, la crescita e l’occupazione” in coerenza con la strategia di sviluppo e di sostegno all’occupazione di Lisbona dell’Unione Europea. Ma si tratta di soldi virtuali, che saranno disponibili solo quando lo Stato italiano riuscirà a “dismettere” il suo patrimonio pubblico fino all’importo previsto. Le precedenti operazioni di svendita del patrimonio immobiliare pubblico hanno dimostrato sia la sopravvalutazione della entrate stimate, sia i tempi di realizzazione delle svendite. Se tutto va bene – e sull’esempio del passato – quei soldi saranno disponibili solo nel 2007, o addirittura nel 2008.

Questo fondo è solo un altro annuncio propagandistico dietro il quale c’è il niente pressoché totale, se non una misura minima (per miseri 60 milioni di euro) –questa volta soldi veri- di sostegno ai distretti industriali. Una misura comunque insufficiente per rilanciare una politica industriale allo sfascio e che deve essere indirizzata verso la qualità e la sostenibilità.

Riguardo al comparto dei servizi è poi da ricordare in questo contesto anche la cosiddetta “tassa sul tubo” (che colpisce le reti di trasmissione dell’energia elettrica e del gas naturale e giustificata come “tassa ambientale”) che se va ad intaccare gli extra-profitti di aziende monopoliste come Terna e Snam (ma non quelli ben più alti di Enel ed Eni) inevitabilmente produrrà un rialzo delle tariffe a danno degli utenti. Si tratta di un’accentuazione della “tassa di occupazione sul suolo pubblico” che se colpisce chi utilizza “tubature”, non si capisce perché non debba colpire anche chi –analogamente e inquinando ben di più, mette tralicci, cavi, antenne- ovvero il comparto delle telecomunicazioni.

Perché queste aziende sono graziate? Forse questo ha a che vedere con gli interessi (economici ed aziendali) del Presidente del Consiglio?

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