04-09-2005 – Vandana Shiva: “L’altra economia è una questione di sopravvivenza”

Vandana Shiva: “L’altra economia è una questione di
sopravvivenza per l’Umanità intera”

Chiude il Forum di Sbilanciamoci! “L’impresa di un’economia diversa”
Le relazioni degli ospiti internazionali: Vandana Shiva, Aminata Dramane Traoré, Majid Rahnema, Doreen Massey

A sostenerlo è l’economista Vandana Shiva, uno dei personaggi ispiratori dei movimenti critici all’attuale modello di globalizzazione, intervenuta oggi alla chiusura dei lavori della III edizione del Forum "L’impresa di un’economia diversa" organizzata dalla Campagna Sbilanciamoci! nella periferia del quartiere romano di Corviale.

Vandana Shiva è intervenuta sulle drammatiche vicende che stanno sconvolgendo in questi giorni New Orleans, sostenendo che: "L’uragano Katrina è la dimostrazione che l’economia in questo momento è assente. La parola economia significa gestione della casa e sono state le disastrose politiche ambientali a privare molte persone del diritto alla casa", ha affermato con chiarezza. “In questo momento c’è una pseudo-economia delle multinazionali che si configurano come persone giuridiche perché vogliono essere libere di guadagnare ma non di pagare quando falliscono o creano danni alla natura o alle persone. La nostra democrazia si è così trasformata in una pseudo-democrazia funzionale solo ai giganti delle corporations".

Vandana Shiva ha affrontato anche la questione dell’acqua: “Cinque multinazionali cercano di farsi pagare dai poveri per soddisfare i loro interessi. Questa è la privatizzazione del bene comune acqua. Allora noi diciamo al presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz: Giù le mani dalla nostra acqua!”. E sugli OGM ha continuato: “La loro brevettazione rappresenta un vero e proprio genocidio, perché significa la morte di milioni di contadini indiani e del Sud del Mondo e non tutela la salute della popolazione mondiale.”

"Ma non basta solo denunciare, – ha concluso Vandana Shiva – bisogna anche agire. Se ci uniamo il potere potrà spostarsi da quello centrale a quello reale. La privatizzazione lascerà così spazio ai beni comuni, la globalizzazione alla localizzazione, la crescita dell’economia di mercato a quella della natura. E’ questo l’unico modo per sconfiggere il terrorismo perché solo in questo modo si potrà modificare lo stato di insicurezza creato dal terrorismo. L’unica sicurezza è la pace vera".

Aminata Dramane Traoré: “Live8 ha dimostrato che l’Africa non solo non può pensare con la propria testa ma non può nemmeno cantare con la propria voce!”

Fermissimo l’intervento di Aminata Dramane Traoré, scrittrice e coordinatrice del Forum Sociale Africano, già Ministro per la Cultura del Mali: "Le recenti tragiche catastrofi a New Orleans e Parigi hanno disvelato quello che è il volto vero del sistema che l’Occidente, guidato da George W. Bush, tenta di nascondere. Che la grande maggioranza delle vittime sono i poveri. Di fronte alle orribili immagini dei disastri di New Orleans, mi chiedo: dov’erano i bianchi?"

"La globalizzazione è in realtà la mondializazione dell’Occidente – continua la Traoré – alle cui regole si chiede di aderire oppure di affondare." Attaccando il megaevento Live 8 afferma: “Avremmo preferito che Tony Blair ci dimenticasse piuttosto che pensasse a noi sfruttandoci per rivalutare la propria immagine, utilizzando Bob Geldof ed altri artisti non africani. Live8 ha dimostrato che l’Africa non solo non può pensare con la propria testa ma non può nemmeno cantare con la propria voce!"

In merito al Social Forum Mondiale, che nel 2007 per la prima volta si terrà in Africa, conlude: "Ripongo molta speranza nella globalizzazione delle lotta: se l’Occidente non è riuscito a globalizzare la pace, per lo meno è riuscito a risvegliare le coscienze e ci ha fatti riunire in una realtà come quella del forum mondiale".

Majid Rahnema: “Cibo per 9 miliardi di persone. Ma si continua a morire di fame.”

Majid Rahnema, Fondatore dell’Istituto per lo Sviluppo Locale, già Ministro della Cultura dell’Iran e Ambasciatore del paese all’Onu attacca i potenti che "mascherano la povertà falsificando gli indicatori, perché considerano poveri solo le persone che vivono con meno di un dollaro al giorno. Nei paesi industrializzati si può essere poveri anche con 10 dollari al giorno. 2/3 dell’umanità vivono in realtà in condizioni di povertà. Tutto questo nonostante la produzione alimentare mondiale sia sufficiente per 9 miliardi di persone".

"E’ necessario ripensare in maniera radicale il sistema economico – continua Rahnema. Ognuno di noi ha uno stile di vita sbagliato contornati come siamo da un’informazione che non ci da’ conoscenza e che offusca la realtà del mondo. Non possiamo pensare di cambiare le cose senza scavare in noi stessi. Dobbiamo fare qualcosa insieme a tutti coloro che credono di poter cambiare le cose con quello che nel loro piccolo sono in grado di fare e per questo occorre una resistenza creativa e attiva. Non dobbiamo guardare con diffidenza alla tecnologia, perché questa può essere utilizzata in maniera positiva per unirci e cambiare".

Doreen Massey: “Unire le lotte di tutto il mondo.”

Doreen Massey, della Open University e co-fondatrice della rivista Soundings, ha compiuto una lucida analisi della realtà londinese all’indomani dei tragici atti terroristici: "Nonostante Londra sia una città multirazziale e multiculturale che all’indomani dei recenti atti terroristici ha saputo mantenere il suo atteggiamento aperto nei confronti dell’immigrazione, essa è anche, purtroppo, caratterizzata da una mentalità autoreferenziale che le impedisce di interrogarsi sui propri rapporti con l’esterno e soprattutto sulle conseguenze che i propri atti provocano nel mondo, come nei paesi poveri."

"Non dimentichiamoci – continua la Massey – che Londra è anche la patria stessa del concetto del capitalismo neoliberista, è il suo cuore pulsante nonché la sede delle principali compagnie petrolifere."

"Negli ultimi anni – conclude la Massey – fortunatamente sono nati dei movimenti di protesta che stanno cercando di risvegliare le coscienze dei londinesi e di fare luce sulle loro responsabilità nei confronti del mondo: noi, come forum sociale di Londra, proviamo a collegarli sia fra loro che alle lotte di protesta di tutto il mondo."

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