02-09-2005 – Rifkin: “E’ finito l’American dream.”

Comunicato Stampa – 02/09/05

Rifkin: "E’ finito l’American dream."
L’economista statunitense al Forum "L’impresa di un’economia diversa"
Gli Stati Uniti colpiti dall’effetto serra e non da un semplice uragano.
Il futuro del Pianeta in mano all’Europa.

"Gli Stati Uniti sono stati colpiti dall’effetto serra e non da un semplice uragano. E in queste ore la Casa Bianca sta nascondendo all’opinione pubblica mondiale ciò che la comunità scientifica internazionale ha previsto da anni, ovvero che il surriscaldamento del Pianeta è dovuto allo scellerato modello di sviluppo neoliberista." E’ chiaro ed eloquente Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, nel commentare davanti alla platea di Sbilanciamoci! l’immane tragedia che ha colpito il suo paese. "L’unica cosa positiva, ha continuato Rifkin, è che finalmente adesso si apre uno spiraglio per discutere seriamente di sostenibilità ambientale anche negli Stati Uniti."

Jeremy Rifkin ha improntato la sua conferenza sulle differenze tra il sogno americano, individualista e autosufficiente, e il sogno europeo, comunitario e alla ricerca di uno stile di vita portatore di benessere. " Oggi l’economia degli Stati Uniti sta per frantumarsi, siamo usciti dall’ultima recessione dotando ogni americano di una carta di credito. L’attuale crescita mette le radici nei consumi di coloro che spendono soldi che non hanno. Per la prima volta, nel 2005, negli USA ci saranno più persone che hanno aperto una procedura individuale di fallimento che laureati."

E’ impietoso Rifkin nell’analisi economica del suo paese . "Negli Stati Uniti solo l’11% del PIL viene impiegato nella spesa sociale, mentre in Europa è, nonostante tutto, ancora al 26%. Inoltre molti indici di benessere ci dicono ormai che la società europea è migliore di quella americana. Basti citare il livello della scuola primaria e secondaria, il sistema sanitario pubblico che di là dall’Atlantico non è più un diritto sociale, la durata media della vita superiore in Europa o la mortalità infantile, in questo caso inferiore."

"L’Europa, continua Rifkin, che dopo 2.000 anni di violenze in soli 50 anni è stata capace di vivere in pace e di unire le forze dei rispettivi paesi, ha davanti a sé una grande opportunità per diventare leader in campo economico e politico. Un’opportunità che gli USA non hanno più e per la quale né India né Cina possono competere. Si tratta del denaro che non avete speso, che è impiegato nei risparmi e che può essere investito per sostenere il welfare e un’economia al servizio della persona. E’ necessario a proposito essere molto chiari su un punto – afferma l’economista statunitense: non esiste nessuna correlazione negativa tra diritti sociali, qualità della vita, ammortizzatori sociali e la promozione di un’economia positiva."

Rifkin ha concluso affrontando il tema delle enormi potenzialità della società civile internazionale , ancora inespresse. "I cittadini organizzati e impegnati in associazioni, gruppi, ong, ma anche nel mondo della cultura, della scienza, dello sport, possono fare molto. Possono fare pressioni affinché la deludente politica dei partiti della socialdemocrazia e della sinistra mondiale torni a puntare sul sogno europeo e abbandoni una volta per tutte il sogno neoliberista."

Per Giulio Marcon , portavoce di Sbilanciamoci!: "Attenzione a non scivolare definitivamente nel ‘sogno americano’, anche in Italia il credito al consumo sta crescendo a livelli vertiginosi, questo perché le famiglie faticano a mantenere gli stili di vita di pochi anni fa. E’ necessario per questo che i cambiamenti proposti da Rifkin e che la Campagna Sbilanciamoci! sostiene da anni vengano tradotti rapidamente in politiche concrete. Se l’Unione vincerà le prossime politiche questa dovrà essere la strada obbligata per dare un futuro al paese e alle prossime generazioni."

Insieme a Rifkin sono intervenuti anche l’eurodeputato Vittorio Agnoletto che ha sostenuto come l’Europa non rappresenti in realtà una vera alternativa in politica economica rispetto agli Stati Uniti e come le politiche economiche europee come il dumping strozzIno l’agricoltura dei paesi poveri, con il rischio che si ritorcano contro l’Europa stessa. Susan George, vicepresidente di Attac, ha ricordato che la Costituzione europea contiene ben 78 volte la parola mercato, mentre il popolo europeo aspira al bene comune.

Domattina a Sbilanciamocisi discute di intervento pubblico e politica fiscale con il contributo di economisti e sociologi. Tra gli ospiti ricordiamo Alessandro Santoro, Michael Edwards, Luciano Gallino e Marcello Messori.
Nel pomeriggio invece spazio ai forum paralleli promossi dalle associazioni: svariati i temi, da migranti e lavoro alla cancellazione del debito, dagli acquisti pubblici alla filiera tessile.
In serata, chiusura in musica con Radici nel cemento e Radio Maroon.

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