Protocollo di Kyoto: l’Italia è già in ritardo

Il 16 febbario è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, sottoscritto da 141 nazioni. Da ora in poi si dovrebbero adottare misure e norme per un futuro "sostenibile" per il pianeta, ridurre le emissioni di CO2 passando dai combustibili fossili a fonti energetiche pulite e rinnovabili. Ma l’Italia è già ritardo. 

Protocollo di Kyoto: l’Italia è già in ritardo

Il 16 febbraio è entrato in vigore il Protocollo do Kyoto sottoscritto da 141 nazioni per affrontare il problema dei mutamenti climatici e provare a trovare un compromesso "ragionevole" tra le esigenze dell’industria e quelle della natura. Questo significa che da oggi in poi si dovrebbero adottare misure e normative perché il futuro del pianeta diventi veramente "sostenibile": bisognerebbe ridurre le emissioni di CO2, passando dall’impiego di combustibili fossili e promuovendo l’impiego di fonti energetiche alternative, pulite e rinnovabili: insomma, passare dal petrolio all’energia solare, eolica e similari.

Aspetto fondamentale perché il trattato funzioni, è che tutti i paesi sottoscrittori pianifichino come ridurre le loro emissioni inquinanti assegnando degli obiettivi di riduzione ad ogni settore responsabile della produzione di gas serra: centrali elettriche, industria, agricoltura, trasporti, abitazioni e via dicendo. Questo vale quindi anche per il nostro Paese, peccato che fino ad oggi e contrariamente agli obiettivi del protocollo, in Italia sono ancora le fonti fossili di energia a godere dei più larghi sostegni economici pubblici.

Tanto è vero che dopo una prima bocciatura del Piano nazionale di emissioni stilato in previsione della partenza di Kyoto, secondo indiscrezioni sembra che l’Unione Europea si accinga a respingere anche la versione corretta e presentata qualche settimana fa. Il ministero dell’Ambiente smentisce affermando che "Il Piano italiano delle emissioni sarà ripresentato all’Unione Europea martedì prossimo" ed è "ancora in fase di elaborazione proprio sulla base dei consigli e dei suggerimenti avanzati dalla Commissione". Quindi sarebbero "false e destituite di ogni fondamento le notizie diffuse circa una sua futura e ipotetica bocciatura".

L’Italia, malgrado sia tra i soci fondatori di Kyoto in quanto membro dell’Ue arriva quindi allo storico appuntamento in ritardo e con gravi inadempienze, una su tutte: in questi anni si è andata sensibilmente allargando la forbice tra gli obiettivi proposti dal Protocollo e l’andamento reale delle emissioni.

Certo che come inizio non c’è male.

APPROFONDIMENTI SUL TEMA:

Il protocollo di Kyoto

Le proposte di Sbilanciamoci! per il 2005 in materia ambientale  (PAG 38 - Rapporto CAMBIAMOFINANZIARIA  2004)

Politiche ambientali nella XIV legislatura: normative e leggi di spesa nel 2001-2004  (WWF)

L’italia alla prova di Kyoto  (LEGAMBIENTE)


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