10-01-2005 – Emergenza Maremoto, emergenza governo italiano

Documento della Campagna Sbilanciamoci! – 10/01/2005

Emergenza Maremoto, emergenza governo italiano
Emesso in occasione dell’incontro presso il Ministero degli Affari Esteri

La campagna Sbilanciamoci (composta da 34 organizzazioni, molte delle quali impegnate in raccolte di aiuti per l’emergenza e alcune di queste –Terre des Hommes, Wwf, Mani Tese, Medici Senza Frontiere, Emergency- impegnate sul campo) di fronte alla tragedia del maremoto che ha colpito le popolazioni del sud est asiatico e all’azione delle istituzioni pubbliche italiane denuncia:

A) i ritardi e le lentezze politiche e operative dell’azione del governo italiano che in queste prime due settimane sono che hanno riguardato le modalità di intervento sul campo, le decisioni i materia di allocazione delle risorse, la determinazione di una cabina di regia –pur registrando il positivo avvio di un tavolo di coordinamento- per la gestione di tutti gli interventi. Non sono state delineate strategie e piani operativi organici per paese e per tipologia di interventi che facciano capire all’opinione pubblica cosa stiano facendo e in quale direzione si stiano muovendo le istituzioni italiane. Non ci sono stati soldi a sufficienza da spendere nelle prime due settimane di interventi;

B) le divisioni e le competizioni tra le amministrazioni pubbliche nella gestione dell’intervento e che hanno visto contrapposte la Protezione Civile al Ministero degli Affari Esteri e che ancora oggi non sono del tutto chiarite e risolte e che hanno inficiato e l’efficacia dell’azione italiana sul campo. Queste divisioni possono produrre evidenti sovrapposizioni e duplicazioni di interventi come nel caso dell’installazione di ospedali da campo (della Protezione Civile e della Croce Rossa), dell’invio degli aiuti e delle missioni di valutazione;

C) l’esiguità delle risorse messe a disposizione ed effettivamente spendibili dal governo italiano. Dopo un iniziale annuncio della settimana scorsa di un impegno italiano di 70 milioni di euro costituito in gran parte di fondi virtuali (quali quelli della cosiddetta “riconversione del debito” costituito dai “crediti di aiuto” concessi in questi anni ai paesi dell’area), si profila l’emanazione di un decreto per una somma analoga che però per almeno il 50% sarà costituito da fondi della cooperazione. Questi fondi saranno così tolti ad interventi in altre aree comunque bisognose e ciò si tradurrà in un’ulteriore riduzione della dotazione della cooperazione per il 2005;

D) la mancata risposta agli appelli delle agenzie dell’ONU che –grazie ancora alla loro prolungata presenza e operatività in quei paesi dovrebbero essere sostenute nell’efficacia della loro azione- hanno in questi giorni (da ultimo nell’incontro dei donatori del 6 gennaio a Jakarta) esplicitato il fabbisogno dei loro interventi sul campo e chiesto ai governi di contribuire in misura significativa. Questa mancanza è tra l’altro politicamente grave e contraddittoria per un paese come l’Italia che vuole candidarsi –anche attraverso la riforma del Consiglio di Sicurezza- ad assumere un profilo alto e riconoscibile nelle Nazioni Unite. Alla data attuale non ci risultano essere stati presi impegni in questa direzione;

E) la promozione dell’ennesima colletta popolare a favore del finanziamento di operazioni pubbliche e istituzionali che già sono e dovrebbero essere finanziate dalla fiscalità generale e da stanziamenti di bilancio. Sarebbe meglio –come succede in molti altri paesi europei- lasciare alle organizzazioni della società civile l’utilizzo di questo strumento di raccolta fondi. Riteniamo questa operazione ancora più sbagliata di quella già sbagliata della missione Arcobaleno (dove la gran parte dei fondi fu utilizzata da organizzazioni private quali ONG e associazioni) e perciò riteniamo negativa l’ordinanza del 23 dicembre scorso che concede alla Protezione Civile la possibilità di utilizzare le donazioni e le erogazioni liberali nella forma utilizzata quattro giorni dopo con il lancio della raccolta SMS;

F) il mancato avvio dispositivo dell’art. 20 del T.U. sull’immigrazione che dà al governo la possibilità di emanare decreti di “protezione temporanea” per le persone provenienti da territori colpiti da calamità naturali e da conflitti. Oggi ci troviamo nella paradossale situazione che se tra una settimana arrivasse in Italia un profugo di Sumatra e di Banda Aceh sarebbe prima rinchiuso in un CPT e poi rimandato al suo villaggio d’origine;

G) l’assenza di un esplicito provvedimento a favore della cancellazione del debito per i paesi colpiti dal maremoto. L’annuncio del governo dell’annullamento della restituzione delle rate dei “crediti di aiuto”, sotto forma di riconversione delle somme in progetti sociali ed ambientali è solo una parte del problema. Rimane aperta la questione del “debito commerciale” per il quale la soluzione della moratoria o del congelamento è assolutamente insufficiente, soprattutto se dovesse avvenire sotto la forma di capitalizzazione delle rate non pagate. Solo la remissione totale del debito può considerarsi adeguata alla situazione di emergenza umanitaria che si è creata in quei paesi. In ogni caso le misure di riduzione o cancellazione del debito non possono essere conteggiate in modo “creativo” tra le risorse che l’Italia mette a disposizione per gli interventi diretti, che sono fatti di risorse e destinazioni reali.

In considerazione di queste valutazioni critiche e delle impellenti necessità derivante dall’emergenza umanitaria dei paesi del sud est asiatico, la campagna Sbilanciamoci formula al governo italiano queste richieste:

1) Lo stanziamento di 300 milioni di euro da destinare agli interventi delle amministrazioni pubbliche come quelli avviati dalla Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo e dalla Protezione Civile (esclusivamente per l’emergenza), dagli enti locali e dalle regioni, dalle organizzazioni della società civile e dalle Ong, dalle organizzazioni locali delle aree colpite, dalle agenzie delle Nazioni Unite. Chiediamo che queste risorse –che devono essere ben finalizzate alle diverse fasi: emergenza, ricostruzione, sviluppo- vengano reperite attraverso l’annullamento di uno dei provvedimenti della finanziaria 2005 –come ad esempio gli incentivi all’acquisto dei decoder o i finanziamenti aggiuntivi per la costruzione dei cacciabombardieri eurofighter- che possono essere rinviati al 2006 o cancellati;

2) La destinazione dei fondi raccolti dall’operazione SMS esclusivamente agli interventi di emergenza e di riabilitazione e ricostruzione, delle agenzie delle Nazioni Unite, delle Ong e delle organizzazioni della società civile, delle organizzazioni locali e umanitarie presenti in quelle aree. Ancora oggi non c’è trasparenza: chiediamo sia definito, attraverso un’ordinanza, un regolamento e delle regole certe; chiediamo siano stabilite le linee di indirizzo dell’utilizzo dei fondi, le priorità degli interventi (sanità, bambini, ricostruzione, ecc.), dei progetti e dei soggetti da coinvolgere, le modalità di erogazione dei fondi; i tempi della realizzazione degli interventi;

3) La risposta immediata agli appelli delle agenzie delle Nazioni Unite, utilizzando il fondo di 300 milioni prima proposto, con immediati stanziamenti agli interventi già in opera delle agenzie delle Nazioni Unite, in particolare quelli del World Food Program, dell’Unicef, della Fao, dell’UNHCR e della altre agenzie;

4) La partecipazione esclusiva dell’Italia alle sedi di coordinamento dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, evitando altre sedi di coordinamento intergovernativo come eventuali e fortunatamente superate “coalizioni dei volenterosi” prefigurate dall’amministrazione statunitense. L’aiuto umanitario deve sfuggire ad ogni unilateralismo e strumentalizzazione politica e trovare la sua sede negli organismi internazionali e sovranazionali già preposti. Inoltre rifiutiamo ogni logica di militarizzazione dell’aiuto e ogni subalternità all’eventuale presenza di Forze Armate locali e/ o di altri paesi (tra cui l’Italia), rivendicando la piena indipendenza dell’aiuto umanitario;

5) La valorizzazione di tutti i soggetti, che possono contribuire alla realizzazione degli interventi sul campo, senza discriminazioni e favoritismi. Riteniamo perciò improprio e indebito che nel comunicato del 1° gennaio 2005 il Ministero degli Esteri abbia voluto sottolineare senza alcuna necessità e senza alcun riferimento al mandato e alle possibili operazioni sul campo al “ruolo particolare” della Croce Rossa Italiana che per il momento non spicca per la sua presenza sul terreno. Anche gli enti locali e le Regioni, le Ong, le associazioni, le agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni locali di quei paesi possono avere un “ruolo particolare” da sottolineare e da evidenziare;

6) L’attuazione dell’art. 20 del T.U. sull’Immigrazione (D.lgs n.286/1998) che prevede –dietro emanazione di un Decreto del Presidente del Consiglio- l’adozione di misure di protezione temporanea in caso di calamità naturali e conflitti; la regolarizzazione (anche attraverso il rilascio del permesso di protezione umanitaria) dei cittadini stranieri dei paesi coinvolti dal maremoto presenti in Italia con soggiorno irregolare, in quanto inespellibili ai sensi dell’art. 19 del T.U. sull’immigrazione; la facilitazione delle procedure per i ricongiungimenti familiari, da parte dei cittadini stranieri presenti in Italia e con familiari presenti nei paesi e nelle regioni coinvolte dal disastro naturale;

7) La cancellazione totale e immediata del debito, sia quello costituito dai crediti d’aiuto che di quello commerciale, dei paesi colpiti dalla catastrofe. Oltre ai circa 40 milioni di esposizione pubblica derivante dall’erogazione dei “crediti di aiuto”, vanno anche cancellati i circa 30 milioni di esposizione della SACE verso i paesi dell’area;

8) La previsione di misure di “accompagnamento” degli aiuti in modo da verificare l’effettivo rispetto dei diritti umani in aree in cui i governi si sono resi più volte colpevoli della repressione e della violazione dei diritti delle popolazioni locali, controllando l’uso e la gestione degli aiuti e valorizzando il ruolo delle competenti agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni locali indipendenti come partner attive nella realizzazione degli interventi;

9) Il rispetto degli impegni internazionali presi dall’Italia in materia di APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo) in modo da mettere nelle condizioni l’Italia per questa e future emergenze di essere in grado con una propria e certa dotazione di fondi di intervenire tempestivamente e con efficacia ed impedendo di stornare dai già esigui fondi della cooperazione le risorse per questa emergenza;

10) La garanzia di tempi certi per l’erogazione dei fondi riprendendo l’esortazione di Kofi Annan fatta a Jakarta il 6 gennaio scorso a trasformare le promesse in denaro reale. Ricordiamo infatti che per altre calamità naturali come il terremoto a Bam in Iran dell’anno scorso e per l’uragano Mitch, i soldi effettivamente arrivati non hanno superato complessivamente 1/3 di quelli promessi. Chiediamo perciò una verifica trasparente e in Parlamento tra 90 giorni sull’effettiva realizzazione delle promesse annunciate.

 

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Sbilanciamoci.org I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0
Informativa sull'uso dei cookie
// Powered by Botiq.org