La protesta della scuola

Oggi, 17 novembre è la giornata della mobilitazione internazionale degli studenti, indetta dall’assemblea studentesca mondiale del Social Forum di Mumbay contro la mercificazione del sapere, che è stata rilanciata dall’assemblea studentesca europea dell Fse di Londra. Sono quasi 80 le città italiane (tra queste Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Palermo, Bari) nelle quali sono in programma manifestazioni.



Oggi, 17 novembre è la giornata della mobilitazione internazionale degli studenti, indetta dall’assemblea studentesca mondiale del Social Forum di Mumbay contro la mercificazione del sapere, che è stata rilanciata dall’assemblea studentesca europea dell’Fse di Londra. Sono quasi 80 le città italiane (tra queste Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze, Palermo, Bari) nelle quali sono in programma diverse manifestazioni.

La protesta studentesca ha un respiro internazionale ma rientra in un quadro interno caratterizzato dalla mobilitazione generale del mondo della scuola contro la riforma presentata dal ministro Moratti. Nella giornata di lunedì centinaia di migliaia di persone, insegnanti e personale non docente, hanno sfilato a Roma nei cortei organizzati in occasione dello sciopero generale della scuola indetto dai sindacati confederali e da quelli di base.

Ecco l’appello per la mobilitazione del 17:

Appello 17 novembre

Stand up for your rights!!! Dimentica ciò che vedi, comincia a sognare.

Le studentesse e gli studenti presenti al WSF di Mumbai, rilanciano la mobilitazione mondiale studentesca indetta per il prossimo 17 novembre divenuta al Social Forum di Londra una data centrale per il movimento europeo, proprio nei giorni in cui viene approvato un Trattato costituzionale privo di riferimenti forti sul valore dell’istruzione e della conoscenza. Eppure il sapere e la conoscenza dovrebbero essere gli elementi costitutivi di una nuova società, di un nuovo modo di intendere la cittadinanza, fattori di crescita e sviluppo di un intero paese. Scuola e Università sono luoghi collettivi fondamentali in cui la conoscenza svolge questa sua funzione sociale e per poterlo fare, devono essere pubbliche e accessibili a tutti. Abbiamo già denunciato il rischio di una loro mercificazione, di una loro subordinazione alla "produttività", frutto delle inaccettabili logiche di chi crede che il mercato venga sempre prima di tutto, che intendono consegnarci ad un futuro fatto di precarietà, fatto di guerre con cui convivere e abituarsi. Noi a queste logiche non intendiamo sottostare.

Da questo punto di vista le riforme Moratti, non solo sono incapaci di trovar rimedio al malessere storico di scuola, università e ricerca pubblica, ma aggravano pesantemente la situazione. Non se ne può più di scuole trasformate in carceri, con telecamere e ripetuti controlli della polizia; quei luoghi sono nostri ed intendiamo riprenderceli. Non ne possiamo più del tentativo di costruire un’università classista e sempre più selettiva, in cui le condizioni materiali degli studenti sono sempre più precarie e in cui diritto allo studio rappresenta una strada da abbandonare per passare al moderno concetto di diritto al successo, nuovo sistema fondato su poche eccellenze.Non ne possiamo più dei sempre più ingenti finanziamenti ad enti di ricerca privati, mentre la ricerca scientifica pubblica è ormai al collasso.

Quelle riforme vanno abrogate, anche se non possiamo limitarci a questa richiesta. Perché, se davvero vogliamo cambiare le scuole e le università, senza ripetere gli errori commessi negli ultimi anni, occorre definire il ruolo e la natura che la conoscenza e i saperi devono assumere, occorre tornare ad interrogarsi sul senso e sul significato della scuola e dell’università, sulla loro missione originaria, sulla capacità di istruire ed educare, di formare individui critici, ossia capaci di analizzare e discernere i fenomeni del mondo che li circonda, bisogna ripartire dalla costituzione, dall’istruzione e dalla formazione, come diritto di ogni singolo individuo e non come privilegio.

A partire dal garantire più scuola per tutti, innalzando l’obbligo scolastico sino alla fine della scuola secondaria, avendo come punto di riferimento l’idea di una formazione di base garantita e assicurata fino alla fine del percorso della secondaria, per arrivare ad un’università senza numeri chiusi, in qualsiasi fase del percorso accademico si presentino.

Per far questo occorre prioritariamente coinvolgere chi la scuola e l’università la fa e la vive: le riforme, prima di tutto non possono essere più calate dall’alto, come sempre è stato in passato.

Inoltre i processi di riforma non possono più essere a costo zero: occorre ridefinire le scelte economiche del Paese, perché il sapere diventi una priorità su cui investire. A partire dal sostegno al diritto allo studio, fatto in modo autonomo e consapevole, da protagonisti. Infine, vogliamo che questa giornata rappresenti l’inizio di un cammino: ci rivolgiamo alle tante soggettività della società della conoscenza, ai dottorandi, ai ricercatori, al mondo degli IFTS, crediamo che solo attraverso un percorso comune sia possibile porre la questione generale che riguarda la cittadinanza: il diritto ai saperi, pubblici e autogestiti.

Mobilitiamoci!!!

Le studentesse e gli studenti dell’Unione degli studenti e dell’Unione degli universitari

Per ulteriori adesioni inviare una mail a:
press@unionedeglistudenti.it


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