Affari e paillettes

Migliore (cioè peggiore) suggello non poteva avere la conclusione delle governative "Giornate per la Cooperazione" che l’annuncio di Ciampi e di Fini di adoperarsi per porre fine all’embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Alla faccia dell’imperativo umanitario e dei diritti umani, business e geopolitica trionfano alla grande.



di Giulio Marcon
Responsabile campagna Sbilanciamoci!

Migliore (cioè peggiore) suggello non poteva avere la conclusione delle governative "Giornate per la Cooperazione" che l’annuncio di Ciampi e di Fini di adoperarsi per porre fine all’embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Alla faccia dell’imperativo umanitario e dei diritti umani, business e geopolitica trionfano alla grande nel nome di una realpolitik che offende la memoria degli studenti massacrati a Tienanmen 15 anni fa.

Ecco, questa è la cooperazione che piace al governo italiano: quella delle armi e delle imprese, degli affari e degli accordi sottobanco per il nostro business (e per un improbabile posto al Consiglio di Sicurezza all’Onu?). L’altra cooperazione, quella autentica - fondata sulla giustizia e i diritti – è moribonda da tempo. Alle "Giornate per la Cooperazione", nonostante le paillettes delle serate di gala per signori e signore in ghingheri, se ne fa il funerale con tante orazioni autocelebrative e compiaciute.

Non sol i fondi si sono ridotti al lumicino (siamo allo 0,11% del Pil; gli interventi per Balcani, Palestina e lotta all’Aids sono praticamente azzerati), ma la politica di cooperazione allo sviluppo è diventata puramente residuale o strumentale o al militarismo umanitario (come in Kosovo e in Iraq) o alla politica commerciale e delle imprese.

Tremonti ha fatto scuola anche al Ministero degli Affari Esteri. La cooperazione "creativa" sta prendendo piede anche alla Farnesina. Dopo la fantomatica de-tax (pensata proprio per sostenere con la beneficienza i progetti di cooperazione), e l’artificio contabile del conteggio della cancellazione del debito come soldi per la cooperazione (l’Ocse vorrebbe conteggiare anche le spese delle missioni militari nei teatri di conflitto), ora arrivano le emissioni di obbligazioni per raccogliere soldi volti a realizzare i progetti degli Obiettivi del Millennio. Poi (dal 2015) lo Stato rimborserà i sottoscrittori (privati). Che la trasparenza non sia di casa alla Farnesina, lo si capisce dal fatto che la seconda voce per importanza nell’allocazione delle risorse risponde ad un capitolo di spesa che ha questo titolo: "Non specificato". Queste omissioni e gli stratagemmi della finanza/cooperazione creativa non possono nascondere la cruda realtà dell’azzeramento della cooperazione a favore dell’aumento delle spese militari e delle coperture assicurative per le imprese che investono all’estero. Che questa fosse la mission principale al Ministero degli Esteri lo si era capito ai tempi del Ministro ad interim degli Esteri, alias Presidente del Consiglio, quando aveva invitato i diplomatici a farsi commessi viaggiatori delle imprese e del "made in Italy". Anche di quello delle armi, come ha fatto Gianfranco Fini a Pechino.

Questa è la dura realtà, non la retorica delle "Giornate per la Cooperazione". per molti, al governo, la cooperazione è un lusso, mentre non sono a loro riguardo un lusso i tagli fiscali alle classi più ricche, l’aumento delle spese militari, le agevolazioni in finanziaria al decoder (110 milioni di euro) che guarda caso corrispondono alla cifra azzerata (100 milioni) del contributo al Fondo Globale per la lotta all’Aids.

Per anni il partito dell’attuale Ministro degli Esteri ha avuto come slogan (razzista) "Aiutiamoli a casa loro". Ma a casa loro rimandono solo gli immigrati in cerca di un futuro migliore da noi, mandano le armi in cerca di guerre e le imprese in giro a fare affari. O vuote ed ipocrite promesse. Impediamogli di far morire per sempre quella che dovrebbe essere una buona politica di cooperazione e organizziamoci con nuove manifestazioni e con un tavolo auto-organizzato della solidarietà internazionale.

tratto da "il Manifesto" del 7 dicembre 2004.


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