14-10-2004 – Rapporto 2005/4 – FINANZIARE LA PACE

SCHEDA 4 – FINANZIARE LA PACE

In tutto il mondo la spesa militare è in aumento, e l’Italia non fa eccezione. Negli ultimi 5 anni è aumentata di diverse centinaia di milioni di euro l’anno, spesi in gran parte per gli stipendi ai militari (50%) e per comprare nuove armi (25%). Il resto è spesa corrente, cioè mantenimento dell’unico baraccone pubblico rimasto in piedi. Il colmo è che in questa spesa enorme non rientrano le missioni all’estero, che hanno bisogno di fondi speciali: all’1,5% del bilancio della Difesa dobbiamo quindi aggiungere un ulteriore 6% di spese di guerra. L’aumento previsto nel 2005 per la spesa destinata alla difesa è del 7,5%. La cooperazione internazionale, per contro, langue: l’Italia non è in grado di rispettare gli impegni presi, fra cui quello legato agli Obiettivi del Millennio. Sbilanciamoci! chiede un’inversione di rotta: tagliare le spese militari e investire sulla riconversione dell’industria bellica; riformare la legge sulla cooperazione e sostenere il servizio civile nazionale e la nascita di corpi civili di pace.

Le proposte in dettaglio

  • REALIZZAZIONE OBIETTIVI DEL MILLENNIO : per un mondo di giustizia

250 milioni di euro per sostenere progetti specifici – gestiti anche da ONG e versati ad organizzazioni multilaterali – per sostenere gli 8 obiettivi del Millennio che il programma di pace delle Nazioni Unite ha lanciato e che il nostro paese si è impegnato a realizzare.

  • AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO: cambiare la legge 49/87

500 milioni di euro per la cooperazione, da vincolare necessariamente alla riforma della legge 49 sulla cooperazione che crea inefficienza e paralisi nella gestione delle attività e nel sostegno alle Ong. Da tempo la cooperazione italiana si trova in uno stato di estrema crisi. La scorsa finanziaria ha ridotto i fondi del 15%. La manovra del luglio scorso ha tagliato altri 250 milioni. Siamo al 21° posto (penultimo) dei paesi OCSE quanto a rapporto spesa per la cooperazione/PIL.

  • RICONVERSIONE INDUSTRIA BELLICA: per disarmare l’economia

50 milioni per la riconversione dell’industria bellica e attivare produzioni civili. In questi anni è ripresa la produzione e l’esportazione delle armi italiane, anche verso paesi in guerra. Commesse e appalti vengono offerti dal settore pubblico a industrie private per partecipare alla costruzione di nuovi sistemi d’arma, come è il caso della costruzione della portaerei Cavour che alimenterà un indotto di oltre 2 miliardi di euro.

  • FONDO STRAORDINARIO RICOSTRUZIONE IRAQ: aiutare a far rinascere il paese

600 milioni , pari alla cifra spesa per la missione militare a Nassiryia, da destinare a ONG italiane ed internazionali e ad agenzie delle Nazioni Unite per attività di ricostruzione dell’Iraq, dentro il quadro di ritiro delle forze occupanti dal paese (compresa ovviamente quella italiana) e di assunzione delle Nazioni Unite della responsabilità nella gestione della transizione politica e della ricostruzione del paese.

  • CORPI CIVILI DI PACE : un peace building dal basso

5 milioni di euro da destinare alla formazione e al sostegno alle esperienze di corpi di pace adeguatamente preparati ed addestrati impiegabili nelle aree di conflitto o di tensione violenta. La presenza civile non governativa è sempre più importante per contribuire a ricostruire uno spazio di riconciliazione e di dialogo.

  • SERVIZIO CIVILE NAZIONALE: sostenere l’impegno di pace

Fermare la costruzione dei caccia EFA (in tutto sono 131) per destinare i 110 milioni risparmiati (il costo di un solo apparecchio) a finanziamento del servizio civile nazionale. Oltre 35.000 giovani desiderano intraprendere questa esperienza, ma 7-8.000 saranno costretti a rimanere a casa. Nel 2005 infatti mancheranno almeno 60-70 milioni di finanziamenti.

  • SPESE MILITARI : ridurre il bilancio della difesa e liberare risorse per la società

E’ possibile – e necessario – tagliare le spese militari per 4.000 milioni di euro, oltre ad azzerare il fondo di 1200 milioni di euro per le missioni militari all’estero. Occorre, tra l’altro, tagliare le spese militari attraverso minori spese (400 mln), ridimensionare il progetto di professionalizzazione delle Forze Armate (400 mln) e razionalizzare le spese dei sistemi d’arma, tra cui l’Eurofighter e la portaerei Cavour.

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