Il documento finale del Forum di Parma

Si è conclusa domenica 5 settembre 2004 a Parma la seconda edizione del forum "L’impresa di un’economia diversa". Tre giorni di analisi e di confronto tra società civile, mondo accademico, politico, sindacale, e singoli cittadini. Per ribadire ancora una volta che non tutto può essere visto solo nell’ottica del profitto, e che è necessario ripensare le attuali politiche economiche.

Campagna Sbilanciamoci

Documento finale del II Forum “L’impresa di un’economia diversa”

Parma 3-5 settembre 2004

 

Il II Forum “L’impresa di un’economia diversa” tenutosi a Parma dal 3 al 5 settembre ha rimarcato la radicale opposizione alle politiche neoliberiste e al modello di sviluppo attuale, fondato sul primato del mercato e del profitto, sulla crescente precarizzazione del lavoro, sulle privatizzazioni, sulla riduzione del welfare e dell’intervento pubblico, sui tagli fiscali e l’allentamento dei vincoli ambientali, su una logica quantitativa e consumistica della produzione e dell’economia. Le conseguenze sono drammatiche: aumentano le diseguaglianze e la povertà di una parte crescente del pianeta e tra Nord e Sud del mondo; il degrado ambientale si è aggravato fino a mettere in pericolo l’equilibrio dell’ecosistema; la guerra “permanente” si è imposta come forma di dominio e violenza diffusa.

Alle ricette del neoliberismo e di un modello di sviluppo da esse guidato, che da trent’anni vengono presentate anche nel seminario di Cernobbio – opponiamo le nostre alternative. Per noi sono centrali la promozione del welfare e la tutela dei diritti, l’uso della leva fiscale per la coesione e la solidarietà sociale, la difesa dei beni comuni come l’acqua e la conoscenza, la sostenibilità di un’economia fondata sulla giustizia e la solidarietà, un’economia partecipata basata su esperienze in crescita e i cui principi sono sempre più condivisi dai cittadini: la finanza etica, il commercio equo e solidale, il turismo responsabile, il software libero, il consumo responsabile.

Ribadiamo in questo contesto l’esigenza di ripensare radicalmente il nostro modello di sviluppo, criticando il mito della crescita illimitata, dello sviluppo e i parametri quantitativi e finanziari di misurazione del grado di benessere economico. E’ necessario rimettere al centro accanto ai principi della sostenibilità, della giustizia, dei diritti, dell’eguaglianza, anche quelli di convivialità, sobrietà, limite alla crescita. Tutto questo ha bisogno – qui nella parte ricca del mondo – di nuovi comportamenti e stili di vita, consumi responsabili, un nuovo rapporto tra etica ed economia ed un recupero della partecipazione dei cittadini, a livello territoriale, nella gestione dei beni comuni.

Analogamente con quanto avviene in Europa, soggetti sociali diversi – movimenti, associazioni, sindacato, imprese dell’altra economia – hanno registrato una convergenza politica e culturale su un arco mai così ampio di temi, che apre la strada alla possibilità di proposte comuni, come quelle avanzate dalla campagna Sbilanciamoci in questi giorni. La crisi del neoliberismo, delle grandi imprese e del sistema finanziario – esemplificate dal crack Parmalat e dal tracollo industriale del paese, che abbiamo discusso in questo Forum – offre spazio, come mai prima d’ora, per le proposte che abbiamo discusso in questi giorni.

Le oltre 90 organizzazioni presenti al Forum, insieme alla campagna Sbilanciamoci, facendo propri i documenti preparatori sul welfare, il fisco, la responsabilità d’impresa e i materiali dei seminari paralleli, si impegnano a lavorare per questi dieci obiettivi:

1 ) opporsi ad una legge finanziaria che, secondo quanto preannunciato, taglierà ulteriormente le spese sociali e i trasferimenti agli enti locali, ridurrà le tasse agli scaglioni di reddito più alti, alimenterà nuove grandi opere, battendosi invece per una finanziaria alternativa fondata sul ruolo dell’intervento pubblico, della spesa sociale (che deve essere portato al livello della media europea), dell’uso della leva fiscale per lo sviluppo, la difesa dei beni comuni – come l’acqua e la conoscenza- dai processi di privatizzazione, la riduzione delle spese militari, il sostegno pubblico alle forme innovative di sviluppo sostenibile partecipato e di imprese di un’economia diversa;

2 ) rafforzare decisamente un criterio di solidarietà fiscale (e di progressività delle imposte) per finanziare il Welfare e garantire equità sociale ed economica, attraverso la reintroduzione dell’imposta sulle successioni e le donazioni, l’aumento dell’aliquota per gli scaglioni di reddito più alti, la tassazione della rendita e delle speculazioni finanziarie a livello nazionale ed internazionale;

3 ) introdurre o rafforzare – come già evidenziato dai documenti preparatori della campagna per questo Forum – una serie di tasse di scopo, in materia ambientale e sociale, volte a condizionare e a orientare in modo virtuoso i consumi (sulle armi, sull’acqua imbottigliata con la proposta di 1 centesimo per ogni litro, sul tabacco, sulle emissioni di Co2 ecc.);

4 ) rafforzare le esperienze di democrazia locale (come i bilanci partecipativi) ricercando forme di cooperazione e lavoro comune con gli enti e le comunità locali per costruire dal basso un welfare dei diritti, forme di sviluppo locale partecipato, elaborazione delle scelte economiche e di utilizzo della spesa pubblica con il coinvolgimento dei cittadini e della società civile organizzata;

5 ) difendere gli strumenti e le risorse degli enti locali per garantire l’erogazione di servizi sociali in campo assistenziale e sanitario;

6 ) estendere il lavoro comune con il sindacato, dei lavoratori e dei lavoratrici, sui temi del lavoro, della difesa dei diritti sindacali e sociali, della lotta contro la precarizzazione, con la ricerca di politiche per allargare, tutelare e qualificare l’occupazione. Dobbiamo rovesciare le strategie delle imprese e le politiche che portano all’erosione dei salari e a un sistema pensionistico che coprirà sempre di meno la generalità dei lavoratori e dei cittadini;

7 ) percorrere con ancora maggiore forza le strade di un nuovo modello di economia, fondato su comportamenti e stili di vita nuovi, su forme di altra economia, su consumi responsabili e di qualità. Il commercio equo e solidale, la finanza etica, l’economia sociale possono essere sostenute con politiche pubbliche –in passato promesse ed auspicate, ma mai effettivamente realizzate- mirate e avere maggiore forza dalla costruzione di sistemi integrati come i “Distretti di Economia Solidale”, esperienze significative di consumo e comportamenti etico come i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), i Bilanci di Giustizia, ecc. In questo contesto la responsabilità sociale d’impresa non deve essere considerata ambiguamente come beneficenza umanitaria o puro marketing, ma deve presupporre rispetto delle regole e dei diritti, promozione sociale, tutela del lavoro, dell’ambiente, dei diritti, redistribuzione sociale dei benefici economici;

8 ) proporre alternative concrete ed efficaci ad un modello di sviluppo energivoro, dipendente dal petrolio, a favore di forme di energia pulita e rinnovabile. La prossima finanziaria deve contenere la reintroduzione della carbon tax per sostenere l’applicazione degli accordi di Kyoto; misure di incentivi a favore del fotovoltaico, con la produzione di almeno 50.000 impianti domestici, l’orientamento della tassazione della benzina (che non deve essere ridotta) per favorire i trasporti pubblici e collettivi, l’introduzione di una tassazione aggiuntiva sui SUV (le grandi jeep energivore sempre più diffuse), agevolazioni e sgravi per produzioni e imprese produttrici di energia pulita;

9 ) continuare a battersi contro le politiche neoliberiste del WTO, del FMI e della Banca Mondiale e gli orientamenti della Commissione europea a livello di accordi del GATS, riaffermando le prospettive della sovranità dei paesi in via di sviluppo, l’esclusione dai servizi di alcuni beni comuni, come l’acqua, battendosi per l’equità e la verifica della filiera etica del commercio internazionale e impegnandosi affinché attraverso l’importazione di prodotti come il cotone biologico ed il caffè, si sostengano le ragioni, il futuro dei produttori del Sud del mondo e nello stesso tempo si orientino la qualità e le prospettive della distribuzione e del consumo nei paesi del Nord più ricco;

10 ) impegnarsi per la smilitarizzazione dell’economia e per la riconversione dell’industria militare, mettendo al centro delle richieste per la prossima finanziaria la riduzione di almeno il 10% delle spese militari nel 2005 per arrivare ad una riduzione del 50% nel 2010; rilanciare le politiche di cooperazione allo sviluppo e alla solidarietà internazionale, fino a raggiungere già dal 2005 lo 0,7 sul PIL. La cooperazione italiana deve essere sganciata dalla politica estera e militare del nostro paese, senza commistione e strumentalizzazione nell’uso dell’aiuto pubblico allo sviluppo per la copertura di interventi umanitari e politica di guerra.

Ci diamo appuntamento alle prossime mobilitazioni sulla finanziaria, al forum sociale europeo di Londra e al III forum sull’”Impresa di un’economia diversa” del 2005 e rilanciamo l’impegno per una mobilitazione straordinaria per porre fine alla guerra in Iraq, contro il terrorismo e all’occupazione delle truppe belligeranti del paese. Questo impegno si rivolge parimenti a tutte le guerre e ai conflitti del pianeta, che coinvolgono drammaticamente milioni di persone. Solo una prospettiva di pace e di rispetto dei diritti umani può assicurare la prospettiva di un’economia di giustizia e l’impresa di un’economia diversa.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Sbilanciamoci.org I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0
Informativa sull'uso dei cookie
// Powered by Botiq.org