Una Finanziaria di conflitto

Da 12 miliardi di euro a 800 milioni: nelle tre leggi Finanziarie del governo Berlusconi la spesa a sostegno dei redditi familiari, assistenza, previdenza e sanità è progressivamente crollata. E’ quanto emerge da un’indagine per valutare gli effetti della politica del governo sulla spesa sociale e sulle fasce più deboli della popolazione realizzata dal Cer e promossa dalla Cgil – Spi

Da 12 miliardi di euro a 800 milioni: nelle tre leggi Finanziarie del governo Berlusconi la spesa a sostegno dei redditi familiari, assistenza, previdenza e sanità è progressivamente crollata

E’ quanto emerge da un’indagine per valutare gli effetti della politica del governo sulla spesa sociale e sulle fasce più deboli della popolazione. La ricerca, realizzata dal Cer (Centro Europa Ricerche) e promosso dalla Cgil – Spi, il sindacato pensionati della CGIL – che definisce la legge Finanziaria 2004 una ” finanziaria di conflitto “. La ricerca è stata presentata ieri a Roma nel corso di un incontro con Betty Leone, segretaria nazionale dello Spi Cgil, Stefano Fantacone, ricercatore del Cer, Morena Piccinini e Marigia Maulucci, intervenute in rappresentanza della segreteria confederale della Cgil.

Tagliare il welfare impoverisce due volte : non ci sono più aiuti e nello stesso tempo vengono ridotti i servizi. Questo vuol dire che chi ha bisogno di cure, istruzione, assistenza sarà sempre più costretto a passare dal pubblico al privato.

In più bisogna considerare i il taglio di risorse agli enti locali, che devono erogare la maggior parte dei servizi pubblici alla persona quali sanità, istruzione, trasporti.

La manovra si è infatti portata via il 25% delle risorse dei Comuni per gli asili nido, assistenza agli anziani e ai disabili. E se le Regioni vorranno continuare con l’erogazione del reddito di ultima istanza, sperimentato in 59 città dal 2002, dovranno trovare da sole i fondi necessari, perché nella manovra per il 2004 non è previsto per questo neanche un euro. Questo praticamente vuol dire che questo forma di sotegno è di fatto destinata a sparire, anche perché una norma della Finanziaria impedisce alle Regioni qualsiasi forma di indebitamento per coprire gli investimenti per famiglie ed imprese.

“Con questa finanziaria il governo ha perseguito i suoi obiettivi e gli effetti per la spesa sociale assumono dimensioni drammatiche – ha spiegato in apertura Betty Leone – Dai 12 miliardi di euro stanziati dalla prima finanziaria del governo Berlusconi nel 2002 a sostegno dei redditi familiari e di altre politiche sociali, infatti, si è scesi ai sei miliardi del 2003, fino ad arrivare agli 800 milioni di quest’anno. Con questi numeri e questi impegni di spesa che significato può avere un tavolo sul welfare?”.

Infatti, sempre secondo il CER, il futuro è tutt’altro che roseo: l’obiettivo di correzione dei conti pubblici della Finanziaria 2004 infatti, ” non può essere raggiunto se non con un’ulteriore manovra pari a 2,7 miliardi di euro “. Il Cer stima inoltre minori entrate, rispetto alle stime del governo, per i due anni successivi il che molto probabilmente vorrà dire nuovi tagli al Welfare.

La segretaria dello Spi Cgil ha proseguito sottolineando come questi tagli abbiano un impatto più pesante sui pensionati, “perché sono quelli il cui reddito disponibile dipende in misura maggiore dal fisco e dai servizi, senza che possano disporre di alcun elemento di correzione rispetto alla riduzione del potere d’acquisto delle pensioni. Una questione, questa, rispetto alla quale la finanziaria non prevede alcun intervento”.

Per Marigia Maulucci il governo Berlusconi “è un governo di destra, che fa delle scelte inique e di classe in linea con quelle di un governo di destra, senza far nulla per promuovere la ripresa. L’esecutivo si limita a confidare di agganciarsi alla ripresa dell’economia americana, che però si basa sulla debolezza del dollaro, su un debito pubblico elevatissimo e sull’indebitamento delle famiglie. Si tratta di una situazione che probabilmente favorirà la rielezione di Bush, ma che è destinata a esplodere subito dopo”. Commentando con preoccupazione i dati odierni sull’inflazione, la rappresentante della segreteria confederale della Cgil ha sottolineato che “l’inflazione aumenta soprattutto nei beni di prima necessità, a partire da alimentari e bevande. Ciò significa che per le persone che hanno un reddito più basso l’inflazione percepita è molto più alta del 2,7 per cento. In questo contesto, la scelta del governo di abbandonare lo strumento della politica dei redditi è l’elemento che provoca maggiori difficoltà. Gli effetti del fiscal drag sono drammatici e penso che dovremmo rivendicare la restituzione totale del drenaggio fiscale”.

Il solco che divide le posizioni del governo da quelle dei sindacati, però, al momento sembra difficile, se non impossibile, da colmare. Almeno a giudicare dalle parole di Morena Piccinini, che ha rivelato che “nel corso degli incontri che abbiamo avuto con i rappresentanti dell’esecutivo, per discutere i contenuti della riforma previdenziale, si è manifestata una distanza abissale tra le rispettive proposte”.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Sbilanciamoci.org I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0
Informativa sull'uso dei cookie
// Powered by Botiq.org